Massimiliano Romeo con Matteo Salvini
Massimiliano Romeo con Matteo Salvini

Monza, 27 giugno 2018 - "Sul mio conto circola una battuta: dicono che mi hanno scelto perché ho la voce grossa, e questo serve per comunicare a Palazzo Madama. Ma non dimentico da dove arrivo". Massimiliano Romeo ci scherza sopra, parlandone al cellulare. Il nuovo presidente dei senatori della Lega sta andando a Palazzo Madama: non basta qualche settimana a Roma per cancellare l’inflessione brianzola dall’altro capo del telefono. È appena arrivato al suo nuovo posto di lavoro. "Forza", gli grida il tassista romano incoraggiandolo. Manca solo un dotto’ per ritrovarsi in un film di Alberto Sordi. Lui, 47 anni, monzese, moglie sindaca leghista a Lentate sul Seveso e una vita nel Carroccio, dove è entrato nel dicembre del ’92 percorrendo l’intero cursus honorum - consigliere comunale d’opposizione prima, poi assessore e infine capogruppo di maggioranza in Regione, è l’uomo scelto dal gruppo su indicazione di Matteo Salvini per occupare uno dei ruoli più delicati della nuova legislatura.

E così oggi si ritrova presidente di 58 senatori. Qualche brivido?

"Rispetto alla mia esperienza in Regione Lombardia, con 15 consiglieri, 58 senatori sono proprio tanti. Ma è un bel gruppo, la maggior parte dei colleghi arriva da esperienze di amministrazioni locali e regionali, ed è una compagine molto affiatata".

Difficoltà?

"Al Senato la maggioranza è molto risicata, nelle stesse commissioni permanenti istituite la scorsa settimana i numeri sono ridotti, serve quindi il massimo impegno e la massima partecipazione di tutti".

Quali saranno le priorità?

"Partiremo subito con la cancellazione della legge Fornero, la legittima difesa e la flat tax".

E poi ci sono i temi locali...

"Molti nostri senatori sono anche sindaci di piccoli comuni o sono stati sindaci di grandi città. Punteremo a portare avanti provvedimenti per venire incontro alle esigenze fondamentali dei territori. Gli aumenti previsti dal contratto del pubblico impiego avranno ripercussioni sulla spesa dei comuni, bisognerà quindi cercare di sterilizzarne il più possibile gli effetti più pesanti sui bilanci locali. Lavoreremo poi per dare maggiori spazi agli investimenti con gli avanzi d’amministrazione".

Resta da sciogliere il nodo delle province, sul quale lei ha presentato un disegno di legge per tornare all’elezione diretta del presidente. Come la metterete con gli alleati 5 Stelle, che vorrebbero invece chiudere questi enti considerati inutili?

"Il tema non è inserito nel contratto di governo, ma la riforma Delrio va superata almeno finanziando alcune funzioni delle province rimaste sul territorio, come il trasporto pubblico locale, l’edilizia scolastica, la manutenzione strade. Occorre trovare le risorse per dare fiato al territorio. Ho presentato un ddl per ripristinare il meccanismo elettivo; tutto ciò non è nel contratto di governo ma si può comunque cominciare a discuterne con i 5 Stelle perché la Delrio ha solo tolto risorse ai servizi locali".

Un tema comune ai parlamentari brianzoli è quello delle metropolitane. A che punto siamo per il metrò di Monza?

"C’è un avviso pubblico del ministero dei Trasporti che fissa a dicembre il termine per presentare la richiesta di risorse. Monza non deve perdere quest’occasione".

Più difficile sembra trovare un accordo su Pedemontana con gli alleati, da sempre contrari al maxi cantiere.

"Aspettiamo di capire quali sono le scelte di buon senso da prendere, metteremo comunque sul piatto il rischio che non realizzare l’opera sia più costoso che terminarla".

Un giudizio sulle ultime elezioni comunali in Brianza: il centrodestra avanza, ma perde Seregno...

"Su Seregno dopo quanto è accaduto si sapeva che non sarebbe stato semplice, mentre in altre realtà come Nova Milanese abbiamo perso di poco. E Brugherio ha testimoniato il fatto che se il centrodestra si divide diventa difficile espugnare le città. Siamo invece contenti per le vittorie di Seveso e Carate. Dovremo prendere provvedimenti per evitare che si voti di nuovo a giugno, per scongiurare l'astensionismo. Inutile chiedere partecipazione e poi far votare chi è in gita o in vacanza. Questo voto ha comunque dimostrato che quando non si divide il centrodestra vince e vince grazie alla trazione leghista. E chi sta trainando tutti è Matteo Salvini".

monica.guzzi@ilgiorno.net