Agrate Brianza: invalida licenziata vince la battaglia. Riassunta dalla St

L’operaia era stata lasciata a casa dopo 24 anni di servizio: i sindacati avevano impugnato il provvedimento, ora la marcia indietro

Agrate Brianza, 22 marzo 2024 – La buona notizia arriva per raccomandata, St ha riammesso fra le propria fila l’invalida licenziata a gennaio "dopo due anni di vicissitudini", dicono Usb e Uil che si erano mobilitati per la dipendente del colosso del chip "messa alla porta ingiustamente". Da qualche giorno, la 50enne ha ripreso servizio ad Agrate "con un ruolo adatto al suo stato di salute", sottolineano le sigle.

Il presidio organizzato da Usb e Uil per la dipendente licenziata alla St di Agrate
Il presidio organizzato da Usb e Uil per la dipendente licenziata alla St di Agrate

"Siamo davvero soddisfatti - dice Vittorio Sarti, segretario generale Uilm Milano Monza e Brianza -. Giustizia è fatta grazie anche alla nostra lotta. Non avevamo dubbi che la situazione si potesse risolvere al meglio, l’azienda stava violando le norme. Speriamo che questo caso sia un monito per tutte le imprese che giocano sulla pelle delle persone che hanno bisogno e voglia di lavorare e che si vedono precluso questo diritto per colpa del profitto a ogni costo. Siamo pronti a farci carico di ogni situazione di discriminazione lottando al fianco di chi è vessato".

La vicenda era scoppiata a inizio anno, quando un’altra lettera del gigante dei semiconduttori aveva messo fine al rapporto con l’operaia. "I guai risalgono a quando la donna, a causa di disturbi importanti, trasferita dalla produzione a un ruolo impiegatizio, ha chiesto il riconoscimento del nuovo livello, lo stesso dei suoi due colleghi uomini. Una qualifica – ricorda il segretario – che può essere concessa, oppure, no. E invece St aveva preferito riportarla sulle linee, dove lei si è sentita male. Così, un nuovo parere di Ats aveva ribadito il perimetro delle condizioni in cui la dipendente, in servizio nel sito di via Olivetti da 24 anni, può operare".

La direzione aveva chiarito di aver rescisso il contratto "dopo aver verificato che non ci fosse una mansione che potesse tutelare la sua salute al proprio interno" e aveva precisato "di averla esonerata dal servizio dopo averle concesso tre mesi di permessi retribuiti interamente a proprio carico". "Ma era impensabile che in un polo dove ci sono più di 5mila dipendenti, non ci fosse un compito adatto a lei", aggiunge il segretario.

La vicenda aveva innescato la protesta dei metalmeccanici che avevano proclamato "lo sciopero a oltranza contro l’ingiustizia". Ora, "la marcia indietro e il ritorno delle cose a posto".