L’operaia in guerra col colosso St. I sindacati: "Licenziata perché invalida"

I sindacati al fianco di una 50enne che dopo 24 anni di servizio è stata dichiarata “inidonea alla mansione“. La difesa dell’azienda

L'ingresso della St ad Agrate Brianza
L'ingresso della St ad Agrate Brianza

Agrate Brianza (Monza e Brianza), 5 febbraio 2024 –  St smentisce il licenziamento? Peccato che la loro raccomandata dica l’esatto opposto". Vittorio Sarti, segretario Uilm-Uil Lombardia, mostra la lettera ricevuta dalla 50enne con invalidità messa alla porta dal colosso dei semiconduttori il 3 gennaio: "Nello stabilimento di Agrate Brianza ci sono 5.400 dipendenti e non riescono a trovare un altro posto per lei".

I motivi? "Sopravvenuta inidoneità permanente alla mansione", scrive l’azienda prima di riepilogare la vicenda dal proprio punto di vista. Ma per i sindacati, sul caso c’è anche Usb Monza e Brianza oltre alla Uil, l’origine del caso è tutt’altra. "I guai sono cominciati quando l’operaia trasferita dalla produzione a un ruolo impiegatizio a causa di disturbi importanti, ha chiesto il riconoscimento del nuovo livello, lo stesso dei suoi due colleghi uomini. Una qualifica – racconta il segretario – che può essere concessa, oppure, no. Invece, St ha preferito riportarla in reparto, dove lei si è sentita male. E così un nuovo parere di Ats ha ribadito il perimetro delle condizioni in cui la dipendente, in servizio nel sito di via Olivetti da 24 anni, può operare".

Il gigante dei chip Top Employer 2024 - ovvero "luogo di lavoro in cui è bello stare secondo la famosa classifica annuale", sottolineano con amarezza i metalmeccanici - ha aggiunto nella raccomandata di aver rescisso il contratto "dopo aver verificato che non ci fosse una mansione adatta a tutelare la salute della lavoratrice al proprio interno" e ha precisato "di averla esonerata dal servizio dal 19 ottobre scorso concedendole permessi retribuiti, totalmente a proprio carico".

La vicenda ha sollevato la protesta delle tute blu che hanno proclamato "lo sciopero a oltranza per la collega". "Spiace vedere che una grande azienda stia gettando fumo su un’operaia colpevole solo di avere un’infermità – dice Sarti –. Problemi ampiamente acclarati e riconosciuti dal medico e da Ats. In questa campagna contro di lei si ignora la lettera che sancisce il licenziamento motivato dal fatto che non sappiano dove ricollocarla. È evidente che Uilm e i lavoratori non si sarebbero mobilitati in sua difesa, se la 50enne non fosse stata lasciata a spasso. Non è nostra abitudine agire sulla base di chiacchiere, o di opinioni personali, ma di fatti circostanziati". La reazione arriva dopo una nota in cui St aveva negato di aver licenziata la dipendente.