Francesca Tenore in posizione da koala su un albero
Francesca Tenore in posizione da koala su un albero

Monza, 22 novembre 2020 - Coronavirus, lockdown, paura di contagi non l’hanno fermata. Da inizio anno, da quando la pandemia è cominciata, imperterrita prosegue con la sua attività. Lezioni di pilates, ovviamente non più in presenza ma virtuali eppure seguitissime, con un fine nobile. Aiutare i koala. Perché Francesca Tenore, 42 anni, fisico asciutto e iper-allenato, da 20 anni si dedica al pilates, al fitness e a diverse discipline di lavoro sul corpo, come il TRX Suspension Training e il metodo Core di allenamento funzionale. Dopo studi classici che l’hanno vista diplomarsi al liceo classico Zucchi di Monza prima e poi proseguire con studi filosofici all’università Statale di Milano, coltivando parallelamente la passione per il lavoro sul corpo. Ma non le bastava. Perché Francesca Tenore, anima ecologista, ha deciso di dedicarsi anima e corpo anche all’ambiente. Certo, non avrà la risonanza mediatica di una Greta Thunberg, eppure ha saputo conquistarsi una credibilità e un seguito non indifferenti con quelle che lei chiama, con un sorriso virtuale, le lezioni di “Koalates”. "Ogni settimana organizzo sulla mia pagina Instagram “francesca_tenore” e Facebook “FrancescaTenorePilates” le sedute di allenamento, una delle quali è dedicata proprio ai koala".

In che senso?
"Nel senso che i proventi vanno interamente ad alcuni progetti di conservazione e salvaguardia dell’habitat dei koala, come i Koala Gardens at Tuckurimba".

Perché proprio loro?
"Gli incendi che ne hanno fatto strage alcuni mesi fa sono rimbalzati sotto gli occhi di tutti, ma il problema è molto più complesso e non finisce lì. Ed è un problema di tutela della biodiversità. La perdita del loro habitat naturale, la continua deforestazione, i nuovi insediamenti mettono a serio rischio i koala".

Perché?
"Questi animali si nutrono esclusivamente di eucalipto e oltre alla deforestazione, la prolungata siccità, conseguenza dei cambiamenti climatici, li ha costretti – disidratati e denutriti – a scendere dagli alberi per andare a cercare altri alberi o addirittura acqua, rischiando di cadere vittima di attacchi di cani e altri animali, o investiti dalle automobili. Il nome stesso koala in una lingua aborigena significa “che non beve acqua”: se lo fanno significa che sono altamente disidratati perché le foglie degli alberi sono prosciugate".

Una situazione critica.
"Gli incendi hanno dato una mazzata e gli scienziati hanno riconosciuto ormai che i koala si estingueranno allo stato selvatico entro il 2050, se non prima, se non si interviene urgentemente. E il problema dei piromani è solo marginale: quello ben più grave è costituito dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento del suolo".

Si spieghi meglio.
"Gli incendi hanno sempre fatto parte del ciclo naturale del bosco, ma stavolta si è assistito a una siccità prolungata senza precedenti che ha provocato una strage dato che non c’era la capacità del bosco di autorigenerarsi. La sopravvivenza dei koala è sempre più minacciata all’uomo. Gli incendi dell’anno scorso sono i più estesi della storia a noi conosciuta".

E allora cosa ha fatto?
"Ho messo in contatto una disegnatrice francese, Marie Capriata, con l’associazione Koala Gardens at Tuckurimba, affinché producano e vendano online magliette con bellissimi disegni dei koala per finanziare il loro progetto di conservazione dell’habitat".

Come?
"Sono entrata in contatto con un arboricoltore e tree climber di Sidney, Kailas Wild, che a gennaio ha salvato più di 100 koala intrappolati tra le fiamme su Kangaroo Island e attualmente collabora col Koala Hospital di Port Macquaire. Ho organizzato delle lezioni charity in suo sostegno. Kailas ha appena scritto un libro su questa toccante esperienza, “The 99th koala”, che trovate online su Bookdepository. Su Kangaroo Island è stata costruita a tempo record una clinica veterinaria con le donazioni provenienti da tutto il mondo, comprese quelle raccolte da me e dai miei generosi allievi".

Domanda provocatoria: perché fra tanti problemi che affliggono il mondo ha deciso di dedicarsi proprio ai koala?
"Bisogna essere concreti e decidere di cominciare a fare una cosa. E quando ho sentito il pianto della natura mi ha straziato. Cercate su YouTube il video del koala Lewis e capirete".

Finora in Australia non ci è mai stata, conta di andarci? 
"Devo pensarci, l’impatto ambientale di un viaggio dall’altra parte del Pianeta non è di poco conto. L’impronta ecologica degli spostamenti è enorme. Se andassi mi fermerei per un periodo abbastanza lungo per aiutare di persona qualcuno dei progetti che seguo a distanza da quasi un anno".