A Monza il depuratore del futuro: vasche sotto, verde sopra. Tagli a emissioni e miasmi grazie alla nuova tecnologia

Il rinnovamento dell’impianto di San Rocco costerà 35 milioni e sarà ultimato nel 2028. Sarà il primo sistema in Italia a biomasse aerobiche granulari a basso impatto ambientale

Il depuratore nato negli anni Sessanta e più volte rinnovato cambierà definitivamente volto: via ai cantieri nel 2025

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Monza – BrianzAcque ha festeggiato ieri la Giornata mondiale dell’acqua lanciando il progetto di interramento e adeguamento del grande depuratore di San Rocco alle nuove normative sulla qualità delle acque. L’adeguamento dell’impianto di Monza San Rocco nasce dall’esigenza di migliorare la qualità del processo depurativo. Obiettivo a lungo termine dell’ambizioso progetto: anticipare la nuova direttiva europea, in arrivo nel 2030, sul trattamento delle acque reflue in termini di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 e di rientrare nei limiti delle indicazioni delle agenzie per l’ambiente Arera e di Arpa Lombardia rispetto alla qualità delle acque in uscita che trovano nel fiume Lambro il recapito finale.

Il progetto prevede la costruzione di una nuova struttura di ossidazione biologica, con vasche interrate, adiacente al depuratore esistente e ad esso collegato, nell’area dismessa dell’ex Trattamento Rifiuti Speciali. Sarà composto da sei vasche interrate, coperte e sigillate in modo ermetico, per evitare la dispersione di rumori e di miasmi. Le fonti di cattivo odore verranno captate e convogliate in una struttura di trattamento ad hoc.

Per il funzionamento della nuova sezione biologica, sarà utilizzata una tecnologia innovativa, con biomasse aerobiche granulari. Questa tecnologia a basso impatto ambientale è già stata sperimentata con successo per dieci mesi sull’attuale impianto di San Rocco e sarà impiegata per la prima volta in Italia su un depuratore in scala reale. "È un metodo già consolidato in Olanda, Portogallo e Irlanda – spiega Luca Pedrazzi, direttore del settore acque reflue e protezione ambientale di BrianzAcque – capace di migliorare la qualità delle acque in uscita, di ridurne i volumi, di abbassare i consumi di energia, di mantenere l’attuale produzione di biogas e di eliminare l’uso di reattivi chimici per la rimozione del fosforo".

La nuova sezione occuperà un’area di 3.840 metri quadrati, poco meno del 7% rispetto a quella su cui si estende oggi il depuratore; i volumi di acqua trattata saranno pari al 30%. La presentazione si è svolta ieri alla presenza di numerosi esponenti di Regione, Provincia, Comune e ATO. Sotto ingegneria idraulica, sopra ingegneria green. Sì, perché in superficie, sopra le vasche nascoste del depuratore, è prevista la creazione di una grande area verde con giardini pensili e percorsi per renderli visitabili. Attraverso necessarie movimentazioni del terreno, il progetto ingegneristico genererà una nuova orografia dove natura e architettura si integrano, dando luogo ad un paesaggio inedito, a disposizione del quartiere.

Il progetto verrà sviluppato in collaborazione con il dipartimento di Scienze agrarie e ambientali dell’Università degli Studi di Milano. "Sarà una opera pubblica unica ed eccezionale con un cambio di paradigma rispetto al concept dei depuratori tradizionali – ha evidenziato il Presidente e ad Enrico Boerci – per la cui realizzazione chiediamo la collaborazione di Regione, Provincia, Comune. Un intervento destinato a lasciare il segno nei prossimi decenni per la bellezza, per la sostenibilità del territorio in termini di benefici per l’ambiente che si tradurranno innanzitutto in una miglior qualità delle acque restituite al fiume Lambro". Il costo previsto per l’intera operazione è di circa 35 milioni di euro, provenienti dalle tariffe, dai risparmi di gestione e possibilmente da contributi regionali e statali, come si augura Boerci, essendo un progetto innovativo che potrà fare scuola in altre zone d’Italia. I lavori inizieranno nel 2025, per terminare nel 2028.