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2 feb 2022

Bovisio, moglie uccisa al semaforo. Niente ergastolo per il marito omicida

I legali di Giorgio Truzzi hanno dimostrato che il ricorso della Procura non era ammissibile: confermati i 30 anni

stefania totaro
Cronaca
Giorgio Truzzi uccise la moglie Valeria Bufo con una pistola il 19 aprile 2018
Giorgio Truzzi uccise la moglie Valeria Bufo con una pistola il 19 aprile 2018

La Procura voleva l’ergastolo per Giorgio Truzzi, ma i suoi avvocati hanno dimostrato che il ricorso non era ammissibile e diventa definitiva la condanna a 30 anni. Era il 19 aprile del 2018 quando la 55enne Valeria Bufo, che voleva separarsi perchè il marito si giocava alle macchinette i risparmi di una vita e la maltrattava, è stata uccisa con 5 colpi di pistola dopo essere stata sorpresa ferma in auto ad un semaforo a Bovisio Masciago dal coniuge, autista di 57 anni di Seveso.
Un anno dopo l’uomo si è visto infliggere la pena di 30 anni di reclusione dalla gup del Tribunale di Monza Silvia Pansini per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal grado di parentela con la vittima, oltre che di detenzione e porto abusivi e ricettazione della pistola e maltrattamenti in famiglia. La giudice l’ha anche condannato a pagare una provvisionale sul risarcimento dei danni di 300mila euro a ciascuno dei tre figli ora maggiorenni, che si sono costituiti parti civili al processo con il rito abbreviato ed è stato escluso dall’eredità della moglie. Una sentenza che Giorgio Truzzi non ha mai voluto impugnare. Ha fatto invece ricorso in appello la Procura generale per ottenere la condanna all’ergastolo che era stata chiesta dalla pm monzese Stefania Di Tullio, sostenendo che non fossero state ben calcolate le pene per i reati aggiuntivi all’omicidio.
Una richiesta non ammissibile in caso di rito abbreviato, semmai oggetto di un ricorso in Cassazione, ha ritenuto l’avvocato Luca Valaguzza, secondo cui inoltre la pena era già "ampiamente congrua" e invocare l’ergastolo era "un inutile annichilimento della finalità di risocializzazione che la Costituzione non preclude a nessuno, per quanto grave sia il fatto di cui è stato dichiarato colpevole". Una tesi accolta dai giudici di appello e anche il conseguente ricorso in Cassazione presentato dalla Procura è stato ritenuto inammissibile come ritenuto dall’avvocato Fabrizio Negrini. Ora quindi la sentenza è diventata definitiva. Valeria Bufo aveva presentato nel 2016 la denuncia per maltrattamenti in famiglia contro il marito, che era in cura al Centro psico sociale di Seregno, ma era sempre in cerca di soldi per le macchinette ed era diventato minaccioso e violento.
"Lo sai che non lo accetterò mai, meglio finire in una cassa tutti e due", rispondeva nel settembre 2016 Giorgio Truzzi alla moglie che gli aveva prospettato la sua intenzione di separarsi. Durante uno dei frequenti litigi con il marito perchè lui "voleva vendere la casa", Valeria Bufo era stata "strattonata e minacciata di morte con un coltello da cucina". In altri episodi Giorgio Truzzi aveva "cercato di strangolarla, colpito a calci e pugni l’auto della donna, infranto un tavolo di vetro con un pugno minacciando di volersi suicidare", oltre alle continue ingiurie.
La denuncia della 55enne non aveva cambiato le cose. Valeria aveva anche provato a lasciare la casa coniugale. Quando, nel marzo 2018, la 55enne se ne era andata dalla sorella, il marito pretendeva 18 mila euro per la vendita di un immobile. "Se non mi da i soldi le sparo... deve tremare ogni volta che esce di casa", aveva detto ai figli. Ma loro mai si sarebbero immaginati che il padre le avrebbe teso un agguato e l’avrebbe uccisa a colpi di pistola.
 

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