Salvini in piazza Duomo
Salvini in piazza Duomo

Milano, 19 maggio 2019 - Conclude il suo comizio in piazza Duomo con un rosario in mano e si affida «al cuore immacolato di Maria che sono sicuro ci porterà alla vittoria» e «ai sei santi patroni d’Europa: Benedetto da Norcia, Brigida di Svezia, Caterina da Siena, Cirillo e Metodio, Teresa Benedetta della Croce». In vista delle elezioni europee di domenica prossima, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini convoca a Milano l’internazionale sovranista – 11 i leader stranieri saliti sul palco prima di lui, compresa la francese Marine Le Pen («È un momento storico, il segnale della resistenza che daremo all’Europa») – e abbonda in riferimenti religiosi. L’aveva fatto anche un anno fa, durante il comizio milanese pre-elezioni politiche del 4 marzo, l’ha rifatto ieri pomeriggio tirando in ballo san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e perfino la Madonnina del Duomo «che ci protegge dall’alto».

Viene da chiedersi perché il segretario del Carroccio si voglia mostrare così «fedele» al cattolicesimo. La risposta, forse, è contenuta in una frase utilizzata durante il comizio sotto la pioggia davanti a circa 25mila persone (anche se la Lega parla di «100 mila manifestanti») che hanno pure sfilato per le vie della città: «Qui non ci sono fascisti, c’è la politica del buon senso. Gli estremisti sono altri, coloro che guidano l’Unione europea. L’Europa è stata tradita dalle elite e dai poteri forti che l’hanno occupata in nome della finanza, del dio denaro e dell’immigrazione senza controllo». Ecco, sembra che Salvini voglia rassicurare l’elettorato moderato e spingerlo a votare Lega. Il suo obiettivo è ambizioso: «La Lega può essere il primo partito in Italia e in Europa». Non a caso, prima dell’intervento del leader, risuonano le note del Nessun dorma pucciniano: «All’alba vincerò». 

Le parole del «Capitano» sono meno liriche: «Il 26 maggio andiamo a riprenderci l’Europa». I nemici dei sovranisti sono gli stessi citati da Salvini: «I Merkel, i Macron, i Soros, gli Juncker che hanno costruito l’Europa della finanza e dell’immigrazione incontrollata». Nomi detestati dalla piazza leghista, che li fischia senza pietà appena vengono evocati dai politici sul palco. I modelli di riferimento di Salvini, invece, sono «i padri fondatori» della Ue, «De Gasperi e De Gaulle». Il vicepremier cita anche un celebre aforisma anti-tasse dello statista inglese Winston Churchill, ma lo fa quando indica l’obiettivo della Lega in Italia: la flat tax. 

I militanti lumbard, in quel momento, sollevano cartelli con la scritta «15%». «Non mollerò – urla Salvini dal palco – finché ciascuno in Italia non pagherà il 15% di tasse. Non una lira in più». È un messaggio anche per gli alleati del M5S: «Questo Governo ha fatto cose buone e ne farà altre. La nostra parola vale. Non abbiamo tempo per beghe e polemiche». E all’inevitabile critica sulla «promessa elettorale» delle tasse al 15%, il vicepremier replica: «Lo dicevano anche per lo stop ai barconi, invece abbiamo ridotto gli sbarchi del 90%». Su nodo immigrazione Salvini lancia una frecciata al Papa, fischiato dai leghisti: «A papa Francesco che ha detto ‘bisogna ridurre i morti nel Mediterraneo’, rispondo che il Governo sta azzerando i morti con spirito cristiano».