Palazzi all'estrema periferia milanese tra Baggio e Quinto Romano (Newpress)
Palazzi all'estrema periferia milanese tra Baggio e Quinto Romano (Newpress)

Milano, 7 marzo 2018 - Dopo le politiche, le Regionali. Il caso Milano – centrosinistra maggioritario nel giorno del tracollo del Pd a livello nazionale – è confermato anche leggendo i dati delle elezioni per la scelta del nuovo governatore lombardo. Sì, perché il frontman del centrosinistra Giorgio Gori conquista il 41,13% in città e batte il candidato presidente del centrodestra Attilio Fontana, che non va oltre il 40,16%. Percentuali molto diverse da quelle registrate in tutta la Regione, dove Gori si è fermato al 29,9% mentre Fontana, governatore eletto, ha sfiorato la maggioranza assoluta dei voti (49,75%).

Come dire: Milano è una cosa, la Lombardia è un’altra. Una fotografia confermata pure osservando i dati elettorali delle Regionali divisi Municipio per Municipio. Il sindaco a trazione progressista Giuseppe Sala può tirare un sospiro di sollievo: cinque Municipi su nove, infatti, sono stati conquistati da Gori: i Municipi 1, 3, 4, 5 e 6. Non va sottovaluto, però, politicamente parlando, che ampie zone periferiche di Milano abbiano scelto Fontana e il centrodestra nei Municipi 2, 7, 8 e 9. In pratica tutta l’area settentrionale della città. Il dato elettorale dei collegi uninominali della Camera dei Deputati era stato ancor più esplicito nell’evidenziare la differenza di consensi tra centro e periferie: i tre collegi più lontani dalla Madonnina sono stati conquistati dai candidati del centrodestra, i tre collegi più vicini sono stati vinti dai candidati del centrosinistra. Un segnale d'allarme preso subito in considerazione da Sala («a Milano siamo andati bene, ma ci sono differenze tra centro e periferie»). Un segnale d’allarme che l’opposizione di centrodestra in Comune cavalca subito per bocciare senza appello l’operato dell’amministrazione comunale. Il più duro è il capogruppo di Forza Italia, neoeletto in Regione, Gianluca Comazzi: «Il successo del centrodestra nelle periferie è l’ennesimo segnale dello scollamento tra la sinistra e le classi meno agiate, che un tempo formavano il loro bacino elettorale. Chi fatica ad arrivare a fine mese non si sente più rappresentato dalla borghesia fighetta del Pd, i cui spocchiosi esponenti, abituati a caviale e champagne in lussuosi locali del centro, si permettono di liquidare in maniera snobistica timori e bisogni dei più poveri». Comazzi, a questo punto, aggiunge: «Oggi è il centrodestra ad ascoltare queste persone, garantendo loro maggiore benessere e sicurezza in zone abbandonate al degrado e all’abusivismo, in cui si concentra un’elevata presenza di immigrati clandestini».

Caso periferie a parte, ieri il ministero dell’Interno ha confermato gli eletti nei collegi plurinominali delle Politiche. Partiamo dal collegio milanese della Camera, in cui gli eletti sono Alessandro Morelli (Lega), Mariastella Gelmini (Forza Italia), Carlo Fidanza (Fratelli diItalia) – subentrato alla numero uno della lista, Giorgia Meloni, eletta nel collegio uninominale di Latina – Emanuele Fiano (Partito democratico), Lisa Noja (Pd), Manlio Di Stefano (Movimento 5 Stelle) e Laura Boldrini (Liberi e Uguali). Al Senato, invece, nel collegio plurinominale di Milano sono stati eletti il leader della Lega Matteo Salvini, la lumbard Erica Rivolta e Paolo Romani (FI), Tommaso Nannicini (Pd), Simona Malpezzi (Pd), Simona Nocerino (M5S), Daniele Pesco (M5S) e Francesco Laforgia (LeU).