Beppe Sala vota pere le elezioni europee
Beppe Sala vota pere le elezioni europee

Milano, 28 maggio 2019 - Partito democratico a valanga nel centro storico (42,5%), ma primo anche negli altri otto Municipi. Il sindaco Giuseppe Sala legge i dati elettorali su Milano e tira un sospiro di sollievo. Pensava di dover rispondere all’accusa di un centrosinistra forte nei quartieri «radical chic» e debole nelle periferie, come era accaduto un anno fa alle elezioni politiche.

Ma le Europee correggono, almeno in parte, le previsioni pre-voto e forniscono un’indicazione positiva ai progressisti in vista delle elezioni comunali del 2021. La differenza tra le coalizioni è sempre a favore del centrosinistra (46,6%, in salita rispetto al 41,7% delle Politiche) nel confronto con il centrodestra (42,8%, in salita rispetto al 39,3% di un anno fa). Il Pd, inoltre, a livello cittadino canta vittoria perché con il suo 35,9% stacca di oltre otto punti la Lega del milanese Matteo Salvini (27,3%), che pure cresce di dieci punti rispetto alle Politiche (17,4%). Non solo. I dem hanno conquistato 206.468 voti, di più sia rispetto alle Politiche 2018 (181.519 voti) sia rispetto alle Comunali 2016 (145.833 voti). Ma veniamo ai Municipi. Nel centro storico il distacco Pd-Lega è di oltre 20 punti (42,5 a 19,4%). Nel Municipio 2, invece, le distanze tra dem e lumbard si riducono (33,1 a 30%) e il centrodestra è maggioritario. Nel Municipio 3 il Pd torna a volare (40,9%) e la Lega non va oltre il 22,9%. Nel Municipio 4 il distacco è di quasi 10 punti (dem al 36,6%, leghisti al 27,4%). Situazione simile anche nei Municipi 5 e 6. Nel Municipio 7 la forbice Pd-Lega si accorcia (33,8 a 29%), come nel Municipio 8. Nel Municipio 9, infine, i dem sono al 33%, il Carroccio al 30% ma il centrodestra è in vantaggio sul centrosinistra.

Dati, quelli delle nove zone del decentramento, che fanno dire a Sala: «Sono molto soddisfatto per Milano. La cosa che mi dà più soddisfazione? Basta con questa retorica delle periferie considerate luoghi infami, come se la sinistra fosse forte solo in centro e non negli altri quartieri. Questa voto dimostra il contrario. Ho sempre detto “non demonizziamo Salvini, cerchiamo di batterlo’’. È innegabile che il nostro lavoro su Milano si stia vedendo. Da questo punto di vista sono molto contento». Un concetto ribadito poco dopo dalla segretaria metropolitana del Pd Silvia Roggiani: «Il Pd è il primo partito a Milano, in tutti i Municipi. Non siamo il partito della Ztl (l’Area C, ndr), siamo il primo partito anche in via Gola, al Giambellino e all’Ortica. Il Pd è solido in centro come in periferia. I dati assoluti dimostrano che dal 2016 in poi i nostri voti sono cresciuti». Sala, insomma, si può godere il «Modello Milano», ma dice la sua anche sul risultato nazionale del Pd: «Zingaretti ha fatto tutto il possibile. Ma il Pd da solo non basta. Serviranno nuove forze. In Italia c’è un solo vero vincitore, che è Salvini». Il sindaco, infine, si toglie un sassolino dalla scarpa nei confronti del M5S (8,5%), che in un anno ha dimezzato i suoi voti: «A Milano sono andati particolarmente male, dovrebbero riflettere. Possono gioire per il vincolo su Piazza d’Armi ma i milanesi non la vedono così: vogliono più verde, non blocchi e vincoli».