ANDREA SPINELLI
Milano

Pfm canta De Andrè, le date lombarde del tour-anniversario. Si parte al Dal Verme

Franz Di Cioccio: “Quel giro di concerti cambiò la vita a noi e a Faber”. Fra gli ospiti Flavio Premoli, alla fisarmonica e alle tastiere

Franz Di Cioccio e Patrick Djvas, titolari del marchio Pfm
Franz Di Cioccio e Patrick Djvas, titolari del marchio Pfm

Milano, 2 novembre 2023 – Per ricordare Fabrizio De André, ogni anniversario è quello giusto. E la Premiata Forneria Marconi, nel tour che la sbarca domani, venerdì 3 novembre, al Dal Verme, sceglie i 45 anni del fortunato giro di concerti col cantautore genovese del dicembre-gennaio ‘78-’79 per rendergli omaggio con “Pfm canta De André Anniversary”, una quarantina di show che la terranno sulla strada fino a primavera con tre ospiti d’eccezione quali Flavio Premoli a fisarmonica e tastiere, un sodale storico di Faber quale Michele Ascolese alla chitarrista e Luca Zabbini, leader dei Barock Project, alle altre tastiere.

Partito il 13 ottobre da Isernia, questo giro di concerti oltre che sul palco del Dal Verme (dove il sold-out di questa prima data ha spinto gli organizzatori a mettere in cartellone altre due repliche il 22 gennaio e il 10 marzo) passa da Legnano il 17 febbraio, Brescia il 19 aprile e Varese il 20. “Siamo due ragazzi ‘cresciuti’ che provano a mettere dentro al tributo la passione di quel tempo lontano” assicura il cantante-batterista Franz di Cioccio, contitolare del sacro marchio assieme al bassista Patrick Djivas. “Quando nel ’78 chiesi a Fabrizio di fare con noi quel salto nel buio mai avrei immaginato che ci avrebbe cambiato la vita ad entrambi”.

Com’è accaduto?

"I testi di Faber sono di un lirismo tale che, accostati alla nostra musica, creano qualcosa di unico e straordinario, destinato a durare nel tempo. Se ancora oggi abbiamo i teatri pieni, infatti, vuol dire che qualcosa s’è sedimentato. Tutto è cominciato con ‘La buona novella’, quando De André non pensava ancora di far crescere la melodia attorno alle sue parole. Anni dopo, ci ritrovammo in tour assieme e, davanti a pietre filosofali come ‘Amico fragile’ o ‘La guerra di Piero’ pensammo di creare una musica funzionale alla poetica che quei versi si portavano dentro".

La presenza di Premoli ricompone i tre quarti della Premiata di allora.

"Anche se non fa più parte della band, con Flavio i rapporti sono quelli di prima e averlo con noi è sempre un gran piacere perché, soprattutto alla fisarmonica, regala alla nostra musica colori straordinari. Basta ascoltare ‘Un giudice’ per farsene un’idea".

Se c’è, dove sta il segreto?

"La nostra è sempre stata una musica narrativa, piena di idee, funzionale, quindi, all’efficacia dei testi importanti. È stato così pure con le canzoni di De André e la collaborazione fra noi ha aperto una strada che poi hanno provato a percorrere in molti".

Grazie ai Måneskin, il rock italiano all’estero gode un momento di molta visibilità.

"I Måneskin hanno trovato un bel modo di stare assieme. E nel rock mostrarsi una band coesa paga. Penso siano un buon gruppo… un buon gruppo italiano, cosa che, soprattutto in America, alimenta degli immaginari. A mio avviso debbono ancora lavorare sulla musicalità, ma di tempo davanti ne hanno parecchio".

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