Diego Milito
Diego Milito

Milano, 12 giugno 2019 - Dieci anni fa Diego Milito tagliava un traguardo. Quello dei trenta, ma anche la linea che divide chi gioca nei club medio-piccoli da quelli che fanno il salto. La grande occasione arrivò a trent'anni, caso emblematico di miopia sportiva o di incastri sbagliati alla base di una carriera che a quel punto sarebbe già dovuta essere ricca di presenze nell'Inter di turno. “Ma io sono felice così”, disse nel giorno della presentazione da nuovo acquisto nerazzurro, accompagnato da Thiago Motta che con lui aveva fatto il medesimo viaggio da Genova a Milano. Solo che il brasiliano il calcio d'élite lo aveva già vissuto a Barcellona e quella ligure era per lui la rinascita dopo che gli infortuni ne avevano minato il percorso.

Per Milito, invece, l'Inter era l'ultima carta da giocare per sperare di prendersi l'Olimpo a forza di gol. Al Genoa, in Serie B, poi al Saragozza (dove una volta ne segnò quattro al Real Madrid in una gara sola), quindi di nuovo al Grifone prima di convincere definitivamente Branca, Ausilio e soprattutto Moratti che forse era il caso di dargli una chance. Poco più di un anno più tardi tutta la bontà di quella decisione venne a galla nei giorni più belli della storia interista, il maggio del Triplete. Il Principe che diventa Re, il popolo nerazzurro in visibilio. Trenta gol nel carniere personale, compresi tutti gli ultimi quattro della squadra, dalla finale di Coppa Italia all'ultima di campionato decisiva contro il Siena, fino alla notte europea di Madrid.

Milito, che oggi fa quarant'anni, quel Dna vincente se l'è portato dietro al Racing Club, alla società delle origini e della fine del viaggio calcistico, dove prima si è preso un titolo argentino nel 2014 con gli ultimi sprazzi del grande attaccante e da poche settimane è anche il ds della squadra campione nazionale 2018/2019, nonostante a inizio annata avesse perso per strada Lautaro Martinez (che lui ha consigliato e ceduto all'Inter).

Che sia o meno un passaggio di testimone lo si vedrà tra qualche tempo, quando il “Toro” sarà sbocciato. Lui la grande occasione l'ha avuta a 21 anni, ne ha una decina e rotti davanti per dimostrare di essersela guadagnata. A Milito è bastata una stagione, scoccati i trenta. Non è maturato tardi: dal 2002 al 2010 non ha mai chiuso una stagione sotto la doppia cifra di gol. Era solo una questione di incastri, di fiducia nelle sue qualità da parte di chi doveva deciderne il destino. Una volta presa la via della gloria, il “Principe” ha dimostrato di valere la corona.