ANDREA GIANNI
Economia

Nielsen, decisioni negli Usa e tagli a Milano: “Attività trasferite in India e Albania. Qui si perdono 60 posti di lavoro”

La battaglia dei dipendenti che hanno proclamato una settimana di sciopero nel polo di Assago. La denuncia: "Analisi dei dati sull’audience in Paesi dove il lavoro costa meno, vittime di dumping sociale"

Decisioni negli Usa, tagli a Milano: "Attività trasferite in India e Albania. Qui si perdono 60 posti di lavoro"

Decisioni negli Usa, tagli a Milano: "Attività trasferite in India e Albania. Qui si perdono 60 posti di lavoro"

Decisioni prese dall’altra parte del mondo, negli Stati Uniti, si traducono in posti di lavoro a rischio a Milano. Attività trasferite dall’Italia verso Paesi dove il lavoro costa meno – India, Messico, Polonia o Albania – anche nel settore dell’analisi dei dati e della misurazione del mercato. I dipendenti di Nielsen Media Italy, che ha il quartier generale nel centro direzionale di Assago Milanofiori, hanno proclamato una settimana di sciopero. Una lunga protesta iniziata alle 16 del 23 aprile, che si concluderà lunedì mattina, contro una procedura di mobilità che si traduce in una sessantina di esuberi a Milano, facendo cadere la scure dei tagli sui circa 190 dipendenti.

"Stiamo combattendo contro un piano per tagliare il costo del lavoro – spiega Giuseppe Nardozza, delegato sindacale della Filcams-Cgil e dipendente Nielsen da 33 anni – spostando funzioni in altri Paesi. Ad esempio l’intenzione è quella di creare un hub in Albania, con personale locale che parla l’italiano, lavora per l’Italia ma è pagato la metà". Nielsen, infatti, è una delle società dietro le quinte dell’audience, delle rilevazioni che ogni giorno testano il gradimento o meno dei programmi televisivi e delle statistiche Auditel, fondamentali anche per il mercato della pubblicità.

"Per la terza volta in poco più di un anno – si legge in una nota della Rsu – Nielsen Media apre una procedura di mobilità, dettata dai fondi di investimenti che la possiedono e dalle società di consulenza cui questi si appoggiano, con la sola finalità di aumentare i profitti a scapito dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Le realtà impattate dalla ristrutturazione non sono necessariamente in perdita, ma il solo criterio applicato è la riduzione dei costi senza alcuna considerazione nei riguardi della qualità del lavoro svolto". La soluzione intrapresa dal management Nielsen, che opera in oltre 100 Paesi e impiega 44mila persone in tutto il mondo, secondo la denuncia dei sindacati "si traduce nell’esternalizzare in grandi hub internazionali funzioni e reparti sostituendo il personale locale con lavoratrici e lavoratori con meno diritti e più ricattabili, favorendo una situazione di dumping sociale".

La vertenza approda davanti a Confcommercio, dove si terranno i primi gli incontri fra azienda e sindacati, che chiedono di fare marcia indietro sul piano. Intanto il lungo sciopero va avanti, e potrebbe essere seguito da altre mobilitazioni in un settore alle prese con la sfida dell’intelligenza artificiale e del machine learning applicato all’analisi e alla raccolta dei dati. I dipendenti Nielsen erano già scesi in piazza a Milano a settembre, a causa di un cambio di appalto Auditel che coinvolgeva i "tecnici di campo" dietro le quinte dell’audience.

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