Una delle tante attività che ha dovuto chiudere
Una delle tante attività che ha dovuto chiudere

Milano, 28 aprile 2020 - «Tutti gli imprenditori non solo sono pronti a ripartire ma devono ripartire, rispettando i protocolli di sicurezza. Solo così potremo fronteggiare questa crisi e iniziare il lungo e difficile percorso della ricostruzione del nostro sistema economico e del rilancio del nostro Paese". Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli (ieri sera presente con Sala, Fontana e Bonomi alla visita del premier Conte in prefettura a Milano), chiede al Governo di cambiare rotta, dopo aver speso parole dure contro il rinvio della riapertura degli esercizi commerciali.

Come hanno reagito i vostri associati al rinvio?
"La reazione è stata fortemente negativa. Lo slittamento al 18 maggio della riapertura degli esercizi commerciali e al primo giugno di quelli della ristorazione provoca insostenibili danni economici. Danni che mettono a rischio imprese e lavoro come mai accaduto in passato".

Prima del decreto avevate ricevuto indicazioni diverse da parte del Governo?
"Evidentemente è mancata la dimensione dell’ascolto. Dando per evidente la priorità della salute, ci saremmo aspettati una pianificazione graduale e in linea con altri comparti economici. Dunque non comprendiamo la decisione di far partire prima le filiere industriali e dopo i settori che rappresentiamo. A maggior ragione dopo aver predisposto protocolli sanitari e aver garantito il rispetto dei criteri di sicurezza. È necessaria e urgente una pianificazione più logica e comprensibile e sostegni finanziari immediati attraverso indennizzi e contributi a fondo perduto. Il tempo stringe, ogni giorno di chiusura in più è una perdita pesantissima".

Conte ha risposto alla vostra richiesta di incontro?
"La richiesta è stata formalizzata e attendiamo una risposta dalla presidenza del Consiglio. Cambiare rotta è possibile ma i margini di manovra si stringono anche perché la ripartenza sarà molto graduale e occorrerà parecchio tempo prima che le imprese possano recuperare il terreno perduto".
Quali sono le conseguenze del rinvio?
"Il sistema imprenditoriale è già allo stremo per il lockdown che dura da due mesi. Una situazione che per la prima volta nella storia economica del nostro Paese ha provocato l’azzeramento dei fatturati di intere filiere. Il rinvio non fa che drammatizzare i danni economici".


Avrebbe senso modulare le riaperture su base regionale o cittadina?
"La ripartenza, pur graduale, deve coinvolgere tutti i territori con le stesse regole previste dai protocolli di sicurezza. Regole che ovviamente devono essere chiare, efficaci e realizzabili".

Avete quantificato i danni subiti finora dal settore in Lombardia e a livello nazionale?
"Il nostro ufficio studi ha calcolato che nel mese di marzo 2020 la perdita di consumi in Lombardia è stata di oltre 4 miliardi di euro, pari ad una diminuzione del 31,2%. A livello nazionale, se l’emergenza dovesse proseguire oltre l’estate, c’è il rischio concreto di perdere più di 50 miliardi di consumi di cui quasi la metà solo per alberghi e ristoranti. Ed è già certa la diminuzione senza precedenti, tra marzo e maggio, di oltre 30 milioni di turisti. La realizzazione dei protocolli di sicurezza studiati e proposti dagli stessi settori imprenditoriali implicano investimenti rilevanti che devono rientrare nel piano generale di sostegni straordinari per le imprese paralizzate dal lockdown. Dunque crediti agevolati e garantiti dallo Stato, indennizzi e contributi a fondo perduto e slittamento significativo delle scadenze fiscali".

Secondo le vostre previsioni quando sarà possibile tornare alla normalità, in settori come il turismo o la ristorazione?
"È difficile fare previsioni. Sappiamo però che, come è accaduto per la Cina, il ritorno alla normalità è lento, progressivo ma possibile. Abbiamo fiducia che, in attesa di un vaccino, la scienza possa dare risposte in tempi ragionevoli per avere test di massa rapidi e cure efficaci".