Una delle ultime sfilate Ferretti a Milano (Afp)
Una delle ultime sfilate Ferretti a Milano (Afp)

Un punto percentuale di Pil. È questo, secondo il Fondo monetario internazionale, il prezzo che pagherà la Cina per il contagio del nuovo coronavirus. Per i Paesi dell’Unione europea, invece, si pensa che tutto ciò costerà un decimo del punto di Pil che la Cina perderà. Ma, complice il rallentamento sempre più forte dell’economia italiana (crescerà solo dello 0,2% nel 2020 secondo la Commissione europea) i dati del Fmi sarebbero sottostimati. Il settore moda, per fare un esempio milanese, perderà per strada un 30% del fatturato nel primo trimestre. I primi compratori sono cinesi. Se c’è una regione che in Italia pagherà questa situazione, sarà proprio la Lombardia, prima per export e ben rappresentata in tutti i settori più esposti del made in Italy. 

Milano, 14 febbraio 2020 - Per effetto del coronavirus il sistema moda italiano, di cui Milano è capitale indiscussa, perderà il 30% del fatturato del primo trimestre del 2020. Ne è convinto Mario Boselli, presidente onorario della Camera della moda e presidente dell’Istituto Italo-Cinese, che è in disaccordo con la stima del Fondo monetario internazionale secondo cui l’effetto dell’emergenza virus per l’economia europea sarà un decimo di quello cinese, per il quale è prevista la perdita di un punto di Pil. 

Il Fondo monetario ha fatto male i conti?
«Noi pensiamo che l’effetto previsto sull’economia europea sia sottostimato. Crediamo invece che ci possa essere un calo del fatturato del 30% per il settore moda in Italia nel primo trimestre del 2020, per poi recuperare gradualmente»

Quali sono settori più esposti a questa situazione?
«Sicuramente lo sono quelli legati al turismo, ai viaggi e, come detto, al lusso. E Milano, visto il suo ruolo di capitale del sistema moda italiano, sta già pagando questa situazione. Siamo preoccupati considerando che i cinesi sono nettamente i primi compratori del lusso in Italia e il flusso dei turisti cinesi a Milano si è completamente interrotto». 

Come giudica il blocco dei voli aerei da e per la Cina?
«Critico questa scelta del Governo. È stata esagerata ed è resa ancora più grave dal fatto che siamo l’unico Paese europeo ad aver adottato una simile misura. I turisti cinesi arrivano in molti Paesi europei e circolano liberamente in rispetto alla convenzione di Schengen. Non credo che sia una scelta come questa a contenere la diffusione del virus. E ha avuto senza dubbio l’effetto di farci vedere in modo antipatico dalla Cina». 

Le previsioni sono del tutto negative? 
«Non del tutto. Crediamo che gli effetti di questa situazione si vedranno ancora a lungo, sicuramente per mesi. Ma fa ben sperare l’andamento dei mercati finanziari che, al momento, sembrano meno preoccupati di poche settimane fa. Le Borse spesso anticipano le situazioni e, comunque, il ritmo della diffusione del contagio pare stia calando».