Willie Peyote e l’inaspettato sodalizio con "Mr. Boombastic"
Willie Peyote e l’inaspettato sodalizio con "Mr. Boombastic"

Milano, 7 luglio 2020 - «Dopo l’album e il tour con Sting, non so proprio come abbia fatto Shaggy a scegliere me però sono molto, molto, soddisfatto": scherza Willie Peyote parlando del sodalizio con Mr. Boombastic nel recente singolo “Algoritmo”. "Quando ho scritto il pezzo non pensavo certo di poter puntare così in alto, ma la casa discografica ha fatto da ponte e a lui è piaciuto al punto non solo da condividerlo, ma da inserirlo nella versione italiana di “Hot Shot 2020”, l’album con cui venerdì prossimo festeggia i vent’anni dell’ “Hot Shot” originale". Si tratta di una raccolta di successi in chiave riveduta e corretta "che ci riporta all’umanità di come conoscevamo il mondo prima di questa pandemia e a cui possiamo ora tornare", assicura l’hitmaker jamaicano, al secolo Orville Richard Burrell, 51 anni. «D’altronde il reggae è quel tipo di musica che ti fa sentire sempre come se fossi in vacanza, quindi ottimo per buttarsi le difficoltà alle spalle e recuperare un po’ di normalità. All’inizio avevo pensato di fare solo una versione aggiornata di “Hot Shot”, poi mi sono reso conto che volevo metterci dentro pure altro e così ho dilatato il senso del progetto". Prodotto dall’ex Dogo Don Joe e da Kavah, “Algoritmo” è per Willie, al secolo Guglielmo Bruno, classe ’85, figlio della voglia di esserci e di recuperare il tempo perduto.

Com’è cominciata la storia?

"“Algoritmo” l’ho scritto alla fine dell’anno scorso pensando di darlo ad un altro interprete, poi un giorno la casa discografica me l’ha mandato con sopra la voce di Shaggy e per me è stato un bel trauma; anzi, confesso che lì per lì ho pensato ad uno scherzo".

Vi siete trovati?
"No, io ho lavorato dall’Italia e lui dagli Stati Uniti. Avremmo dovuto incontrarci per girare il video, ma s’è messo di mezzo il Covid e abbiamo dovuto trovare una soluzione diversa".

Potendo avere un’altra superstar, chi avrebbe voluto?
"Premesso che per un pezzo così movimentato lui è sicuramente una delle prime opzioni, credo che Anderson .Paak non sarebbe stato male. Paak e Damon Albarn dei Blur sono sicuramente i miei due punti di riferimento, quindi il sogno nel cassetto è sempre quello di riuscire a collaborarci assieme un giorno".

Quante cose ha da parte?
"Più di quanto pensassi. Durante il lockdown non ho scritto molto, ma da quando hanno “riaperto le gabbie” mi sono scatenato. Stare in isolamento con un tour sospeso a metà mi ha fatto venire tante idee".

A proposito di progetti sospesi, le dispiace che l’ultima album “Iodegradabile” sia andato incontro a questo sfortunato destino.
"Un po’ sì, perché assieme al resto della squadra ci avevamo lavorato tanto".