Subsonica
Subsonica

Milano, 5 maggio 2020 -  Ci sono voluti sedici anni e una pandemia per convincere i Subsonica a pubblicare “Mentale strumentale”, l’album di sperimentazioni che avevano nel cassetto dall’ormai lontanissimo 2004. Un disco sui generis, senza una sola sillaba cantata - registrato da Max Casacci, Samuel Romano, Davide “Boosta” Di Leo, Enrico “Ninja” Matta, Luca “Vicio” Vicini, come valvola di sfogo al successo commerciale di hit tipo “Tutti i miei sbagli” e “Nuova ossessione” - andato ad impattare però contro le logiche di un mercato che li avrebbe voluti ripiegati in eterno sugli stilemi di “Microchip emozionale” e “Amorematico”. A parlarne è Casacci, chitarrista e “ideologo” della band torinese.

Perché farlo uscire proprio ora?
"Perché in questo momento l’attenzione delle persone era più facile da catturare e perché in tutti c’era il desiderio di stare vicini al nostro pubblico. In questo momento, infatti, pure la prossimità è un valore. Abbiamo cercato di assolvere al compito pubblicando in rete nei primi giorni di quarantena un paio di compilation “inaspettate” che cucivano fra loro, non le hit, ma quelli che probabilmente sono i brani “d’interconnessione” dei Subsonica, e poi, dal 24 aprile, con questo lavoro strumentale".

È vero che Mescal, la vostra etichetta di allora, si rifiutò di pubblicarlo perché era un disco “di soli rumori”?
"Non ricordo questa frase, ma di sicuro al tempo i rapporti tra noi e l’etichetta risentivano del logorio dovuto al successo improvviso e inaspettato. Quanto a numeri e a risultati, Valerio Soave, titolare di Mescal, si sentiva sotto esame e noi pativamo certe pressioni come intrusioni. Ben sapendo, però, che “Mentale strumentale” rappresentava un deragliamento rispetto al nostro percorso di quel momento l’avevamo concepito come una sperimentazione di alto livello, coerente col nome che ci stavamo facendo".

Cosa lasciò questa esperienza accantonata tra i solchi del successore “Terrestre”?
"Un tessuto sonoro capace di legare tra loro le canzoni di quello che ancora oggi consideriamo l’album più “sparpagliato” della nostra discografia. Tante idee diverse cucite assieme dalla maturità di suono ottenuta grazie a questa esperienza strumentale".

Cosa sono i video “autogenerativi” legati ai brani di questo disco, primo fra tutti “Decollo-Voce off”?
"Detta in parole semplici, si tratta di animazioni grafiche “auto generate” dalle frequenze, grazie ad un algoritmo che muove le figure in base alle sollecitazioni sonore. Per questo li chiamerei visual piuttosto che video".

Chiusi in casa come avete messo a frutto questa sosta forzata?
"Boosta ha fatto uscire un album per pianoforte di micro-pillole sonore da un minuto che trovo molto divertente. Samuel continua a scrivere canzoni, Ninja si confronta coi i colleghi in session di batteria a distanza, Vicio si tiene in allenamento tra musica e meditazione".

E lei?
"Io sto lavorando sulla trasformazione degli ambienti sonori in musica; prima o poi vorrei arrivare, infatti, a comporre un intero album con i suoni e i rumori della natura".