Un cinema
Un cinema

Milano, 13 maggio 2020 - Trentasei anni, da gennaio segretario Agis Lombardia, Anita Di Marcoberardino è l’immagine di un possibile ricambio generazionale nell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo. Ruolo delicato, il suo. In bilico fra linee politiche nazionali e specificità regionali, che culminano negli agitati orizzonti della Milano capitale dei teatri. E proprio dei palcoscenici si cerca di fare il punto. Fra difficoltà tecniche, economiche, sanitarie.
Le indiscrezioni parlano di una riapertura a giugno, cosa c’è di vero?
"Settimana scorsa il Comitato tecnico scientifico ha espresso parere positivo sulla ripresa di attività di spettacolo dal vivo e proiezioni cinematografiche a partire da giugno, a patto di garantire il rispetto delle misure di sicurezza per ridurre il rischio di contagi. È un’indicazione generale che rimanda all’attuazione di protocolli specifici per ciascun settore e connessa all’evolversi della situazione epidemiologica".
Quali i punti di più critici?
"Come illustrato nel documento Agis “Lo Spettacolo in Italia nella Fase 2”, per prevedere la riapertura richiede un’attenta valutazione di tutte le specificità. Anzitutto si ritiene necessario stabilire un cronoprogramma che distingua i diversi momenti della riapertura. Se prendiamo un teatro, occorre far ripartire la macchina organizzativa: dagli uffici che riprogrammano le attività, ad artisti e maestranze impegnati nelle prove, senza dimenticare la sanificazione degli spazi. Solo dopo sarà possibile riaccogliere il pubblico in sala".
Sulle prescrizioni sanitarie?
"Alcune risultano di difficile applicazione. La limitazione del numero di presenze complessive tra artisti, tecnici e spettatori, da un lato sembra non tener conto delle profonde differenze strutturali dei tanti luoghi di spettacolo, dall’altro non considera la sostenibilità economica. L’uso delle mascherine sul palco sarebbe particolarmente limitante, se non impossibile da rispettare in molti casi".
Cosa è emerso dall’incontro con il ministro Franceschini?
"Ha condiviso le considerazioni su tempistiche e modalità indicate da Agis per pianificare la ripresa delle attività".
Quali le specificità del caso Lombardia?
"La Lombardia è stata la prima regione a dover sospendere le attività di spettacolo, il 23 febbraio. Ma è anche il territorio nel quale si rileva la più alta concentrazione di imprese nel settore e oltre 400 sale. Gli incassi da botteghino pesano il 25% sul totale nazionale (dati Siae 2018). Evidente che, oltre ad assolvere una precisa funzione culturale e sociale, le imprese di spettacolo concorrono allo sviluppo economico. L’arresto forzato delle attività sta generando perdite talmente ingenti da mettere a rischio la sopravvivenza di molte realtà. C’è bisogno di un fondo straordinario di sostegno, accesso al credito, tutela di lavoratori e un progetto strategico per il rilancio delle attività".
Complessivamente che idea si è fatta della situazione?
"Occorre una visione strategica a lungo termine. Superare paradigmi rivelatisi inefficaci, puntare sulla qualità dell’offerta, ricostruire la sfera della socialità sono obiettivi su cui si iniziare a lavorare fin da ora".