Alice
Alice

Milano, 25 novembre 2018 - È una delle interpreti più carismatiche della canzone italiana. Una donna sognata che per disattenzione del destino ha raccolto forse meno di quanto charme e vocazione artistica le avrebbero consentito. Ma le eclissi e le rinascite di un’anima multiforme hanno spesso portato Alice altrove, lasciando nei i fan il mistero di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Timbro, volume, piena padronanza dei mezzi espressivi sono gli stessi di quando l’eroina di “Per Elisa”, al secolo Carla Bissi, stregava il pubblico di Sanremo con la sua potente presenza scenica e tornano a svettare nello show con cui domani al Nazionale l’interprete forlivese si riappropria dei mondi (lontanissimi) di Franco Battiato. Anzi, di quei “gioielli rubati” che in scena lucida e restituisce al vate etneo assieme a preziosi di Fabrizio De André, Lucio Battisti, Francesco De Gregori, Giorgio Gaber, Mino Di Martino.

Alice da cosa nasce questo suo nuovo giro di concerti?

«Il desiderio di tornare a frequentare una certa canzone d’autore è nata due anni fa dalla bellissima esperienza in tour con Battiato, rinnovata poi incredibilmente lo scorso febbraio a Sanremo, assieme a Ron, grazie alla “Almeno pensami” di Lucio Dalla».

L’impianto dello spettacolo è quello di “Viaggio in Italia”, il disco che ha dedicato alla grande canzone d’autore una quindicina di anni fa.

«Sì perché trovo ancora oggi quelle composizioni dalle tematiche esistenziali senza tempo, attualissime. Questo grazie anche a due accompagnatori d’eccezione come il maestro Carlo Guaitoli a pianoforte e Antonello D’Urso alla chitarra. Anch’io metterò qualcosa di mio, suonando la tastiera qua e là. Tutto con una maturità diversa, forse, da quella del 2003».

Oggi i tempi sono molto cambiati rispetto a quelli di canzoni come “E’ stato molto bello” o “Cosa succederà alla ragazza”.

«Negli anni abbiamo assistito ad un impoverimento culturale, conseguenza di molteplici fattori. Un progetto come “Viaggio in Italia” aiuta anche a ricordare la profondità del pensiero di autori che utilizzavano la bellezza e la ricchezza della nostra lingua in tutta la sua complessità. Da questo punto di vista, spero che iniziative del genere possano essere di stimolo per far capire, soprattutto ai più giovani, che nella musica italiana esiste anche dell’altro. Seppur con linguaggio un po’ “semplificato” dai tempi trovo, però, che pure tra le nuove generazioni ci siano dei ragazzi con cose da dire. E questo mi fa pensare che questo è solo un periodo di transizione».

Come si sente oggi quando interpreta Battiato?

«Un anno fa, quando non stava bene, nel dedicargli “La cura” mi sono commossa. Adesso è molto migliorato e affronto la sua musica con animo più sereno».

Trentasette anni dopo “Per Elisa” e diciotto dopo “Il giorno dell’indipendenza”, perché è tornata a Sanremo?

«Perché stimo Ron, perché l’inedito di Lucio mi è subito piaciuto tantissimo, e perché lo scorso anno di questi tempi Baglioni mi ha fatto una cortesissima telefonata proprio mentre stavo preparando il mio spettacolo natalizio nello studio di Lucio. Tutti momenti, personaggi e situazioni legate alla figura di Dalla in cui ho visto una qualche concatenazione. Fra l’altro Ron domani mi fa il regalo di venire a Milano per ricantare assieme “Almeno pensami” sul palco del Nazionale».