Una mensa per poveri
Una mensa per poveri
Da qualche mese a Magenta, nel parcheggio del cimitero, c’è un camper piuttosto vecchio. È la casa di Marco, 62 anni. Non infastidisce nessuno, non crea alcun problema, Polizia locale e carabinieri conoscono la sua storia. Da cinque anni a questa parte la fortuna ha girato per il verso sbagliato e la sua vita è andata a rotoli, ma lui non si è mai perso d’animo. Viveva in auto tra mille difficoltà. Giorno dopo giorno metteva via qualche soldo per arrivare ad avere da parte circa cinquemila euro. Sembrava davvero la luce in fondo al tunnel, ma ad agosto si è lasciato fregare da una truffa telefonica e anche quei soldi sono spariti....

Da qualche mese a Magenta, nel parcheggio del cimitero, c’è un camper piuttosto vecchio. È la casa di Marco, 62 anni. Non infastidisce nessuno, non crea alcun problema, Polizia locale e carabinieri conoscono la sua storia. Da cinque anni a questa parte la fortuna ha girato per il verso sbagliato e la sua vita è andata a rotoli, ma lui non si è mai perso d’animo. Viveva in auto tra mille difficoltà. Giorno dopo giorno metteva via qualche soldo per arrivare ad avere da parte circa cinquemila euro. Sembrava davvero la luce in fondo al tunnel, ma ad agosto si è lasciato fregare da una truffa telefonica e anche quei soldi sono spariti.

"Per l’ennesima volta ho dovuto ricominciare tutto da capo – racconta – ho usato questo vecchio camper e mi sono sistemato qua. Il mezzo è malconcio, ma viaggia abbastanza bene. Sono da solo, non mi serve molto. Ho tutto per vivere, ma soprattutto non ho mai perso la speranza". Marco ha il sorriso dipinto sul volto. Non vuole essere compatito, non chiede aiuti. Ringrazia chi sta già facendo tanto per lui. "Sono i volontari di “Non di solo pane“, il refettorio poco distante dal cimitero – continua – tutte le sere vado da loro a prendere la cena. La metto da parte anche per il sabato e la domenica, quando il centro è chiuso. Se non ci fossero loro non so come farei a vivere. È un mondo a parte quello che si incontra al refettorio di via Moncenisio. Ci sono quelli sull’orlo della depressione e tutti quelli che hanno veramente bisogno per mille motivi. Sono tantissimi e sempre di più. Molti gli italiani. Basta un attimo per cadere in disgrazia. È successo anche a persone che avevano casa e lavoro e che mai avrebbero pensato di trovarsi sul lastrico. Purtroppo al refettorio si incontra anche qualche scroccone che, pur non avendo necessità, entra per prendere il pasto e si dovrebbe solo vergognare".

A 62 anni e senza nulla Marco si ritiene ancora un uomo fortunato: "Ho la salute ed è quella che conta più di ogni altra cosa. Se dovessero chiamarmi per un lavoro sarei pronto a partire anche adesso. In più, tra qualche giorno, mi arriverà il sussidio di disoccupazione. Pochi soldi giusto per arrivare in fondo alla giornata". Ricorda il periodo del Covid, quello terribile della prima ondata: "Forse il virus ha colpito anche me, ma non posso saperlo".

Il lunedì, giorno di mercato, lascia il parcheggio del cimitero per non infastidire. Parla con tutti senza problemi. Ma la vita in quel posto non è certo il massimo. E le esperienze negative ci sono state rimanendo scolpite nei ricordi: "Anni fa, quando dormivo in auto a Bareggio, un uomo mi passò vicino con due bambini e disse loro: guardate lì dentro in quella macchina, c’è un barbone. Io finsi di non sentire, ma provai dolore. Bell’insegnamento quello che stava dando a quei bambini". Marco vuole dare un consiglio a tutti quelli che stanno vivendo un periodo buio della loro vita e che pensano che tutto sia ormai finito. Di guardare avanti e di avere sempre degli obiettivi. "Al refettorio di Non di solo pane ho conosciuto una signora – conclude – insieme ci siamo messi in testa di avviare un’attività e magari, a breve partiremo. Chissà che questa volta la fortuna non riesca a girare per il verso giusto".