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31 gen 2022

"Valore al merito civile per Virginio e Roberto"

Anpi e Comune di Cernusco chiedono l’onorificenza per i due ragazzi antifascisti deportati a Mauthausen

Le rose deposte nel luogo dove due pietre d’inciampo ricordano il sacrificio di Virginio Oriani, morto nel lager, e di Roberto Camerani, scampato a stento
Le rose deposte nel luogo dove due pietre d’inciampo ricordano il sacrificio di Virginio Oriani, morto nel lager, e di Roberto Camerani, scampato a stento
Le rose deposte nel luogo dove due pietre d’inciampo ricordano il sacrificio di Virginio Oriani, morto nel lager, e di Roberto Camerani, scampato a stento

Valore al merito civile per la Resistenza, Cernusco chiede la medaglia al ministero dell’Interno. Anpi e Comune hanno messo a punto il dossier, e il faldone è in viaggio per Roma. L’annuncio durante le celebrazioni della Giornata delle Memoria, davanti alle pietre di inciampo dedicate a Roberto Camerani e Virginio Oriani. Due dei sei giovani antifascisti arrestati in città la sera del 18 dicembre 1943 e deportati nei campi di sterminio con l’accusa di avere sottratto armi per la guerriglia partigiana. Con loro c’erano anche Quinto Calloni, Ennio Sala, Pierino Colombo e Angelo Ratti. "Abbiamo agito per ricordarli", ha spiegato il sindaco Ermanno Zacchetti alla cerimonia. È sul loro sacrifico e sulla loro abnegazione alla causa della libertà che la perla del Naviglio punta per vedersi riconosciuti "atti di eccezionale coraggio che manifestano preclara virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore". Questa la "norma" che regola l’onorificenza che la comunità vorrebbe dedicare ai propri eroi ragazzini. Adolescenti o poco più come Virginio, ricordato in sala consiliare dal nipote Cesarino Oriani. "È lo zio che io non ho conosciuto, ma la sofferenza dei suoi genitori, i miei nonni Maddalena e Giuseppe, di mio padre Angelo e di mia zia Alice, sì. Una ferita che non si è mai rimarginata. Sono stato testimone diretto di un dolore senza fine". Adele Camerani, figlia di Roberto, invece ha parlato della violenza del Novecento "il secolo del filo spinato" "dei totalitarismi e della rivolta contro i dittatori". "Siamo qui per dare voce alle bocche chiuse per sempre nei campi di sterminio", ha aggiunto ricordando i testimoni che si sono spesi fino alla fine "perché non accada mai più". Ora, ai sei nomi onorati da sempre si aggiungono altre storie ritrovate con tenacia, ricostruite, "da chi non ha mai rinunciato a ...

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