Milano, 14 luglio 2020 - La polizia postale ha eseguito quattro misure cautelari, emesse dal gip di Milano nei confronti di quattro persone (due uomini e una donna sono in carcere, mentre un quarto è stato sottoposto all'obbligo di dimora nel comune di residenza) indagati per accesso abusivo a sistema informatico,  autoriciclaggio, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina in concorso, ingresso e permanenza illegale sul territorio dello stato. 

Le indagini, svolte dal compartimento polizia postale e delle comunicazioni di Milano, con il coordinamento del servizio centrale in Roma, hanno permesso di ricostruire 16 presunti accessi abusivi, tra aprile e luglio 2019, sul conto online di un noto studio commercialista milanese, da cui sono stati sottratti oltre 200mila euro, destinati al pagamento di stipendi. Denaro che, secondo le indagini, veniva poi riciclato in case da gioco e casinò in Veneto e in Liguria.

Il gruppo, secondo le indagini, aveva già operato in passato, sottraendo 230mila euro a una società operante nella gestione della ristorazione. Le truffe erano sia materiali, sia per via telematica. Un'indagata, dopo aver pubblicato offerte di lavoro o lasciato biglietti porta a porta, era riuscita a farsi assumere come  collaboratrice domestica da una famiglia a cui aveva rubato assegni portati all'incasso. Vi erano poi falsi annunci immobiliari per la locazione di
case e case-vacanza che si rivelavano inesistenti che hanno interessato centinaia di consumatori. 

C'è quindi il capitolo dei matrimoni di stranieri combinati con cittadini italiani compiacenti, e addirittura false adozioni di stranieri maggiorenni: da qui l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina finalizzata a ottenere facili permessi di soggiorno e concessioni della cittadinanza italiana. Uno dei matrimoni "combinati" era già stato sventato lo scorso ottobre, quando la polizia postale arrestò in flagranza la promessa sposa ed i falsi testimoni di nozze, proprio mentre si stava celebrando il rito nuziale nella sala consiliare del comune di Pavia: furono tutti espulsi. Gli agenti della polizia postale di Milano hanno condotto le indagini con il pm Enrico Pavone, coordinato dal procuratore aggiunto Eugenio Fusco.