Tecnologia, luci e ombre. Disuguaglianze digitali e algoritmi contro i ritiri: "I prof restano centrali"

Ricerca di Politecnico, Fondazione Cariplo e WeSchool su 1.700.000 utenti. Un istituto su due ha perso alunni per la Dad. Analisi dei dati e contromosse.

Tecnologia, luci e ombre. Disuguaglianze digitali e algoritmi contro i ritiri: "I prof restano centrali"

Tecnologia, luci e ombre. Disuguaglianze digitali e algoritmi contro i ritiri: "I prof restano centrali"

"Serve una formazione di precisione per individuare i fattori deboli di chi è in difficoltà ed evitare il drop-up, il fenomeno dell’abbandono scolastico". Così, Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano inquadra la sfida, che ruota attorno alla tecnologia ma non solo. Tecnologia che ha amplificato le disuguaglianze in tempi di Didattica a distanza (e ci sono le prove), tecnologia che può essere messa a fattor comune per prevenire i “ritiri“. Fondazione Cariplo e Politecnico di Milano hanno unito forze e dati, insieme alla piattaforma WeSchool: i risultati della ricerca sono stati presentati al Meet Center. Sotto la lente i dati (anonimizzati) di 1.730.000 utenti (l’88% studenti e il 10% insegnanti) di 16mila scuole (primarie, medie e superiori) attivi sulla piattaforma di didattica digitale WeSchool nei periodi di punta della Dad, ovvero tra marzo 2019 e agosto 2021. Il team di ricerca del Politecnico guidato da Tommaso Agasisti ha provato a definire l’abbandono scolastico digitale, "che in quell’epoca significava abbandono scolastico vero e proprio", per capire come creare contromosse una volta passata l’emergenza. Dall’analisi dei dati è emerso, per esempio, che è cruciale riuscire subito ad "agganciare" i ragazzi. Chi ha poi abbandonato era rimasto attivo solo il 25% del tempo rispetto ai compagni; una classe su due ha perso almeno uno studente; una su quattro più del 15% degli studenti. E c’è un legame tra le disuguaglianze digitali (c’è chi si è connesso solo un’ora in cinquanta giorni e chi cinque volte al giorno) e quelle presenti nei territori analizzati (sono stati incrociati anche i dati fiscali, per avere un quadro della situazione socio-economica). Un risultato colpisce: "Analizzando i dati, che si aggiornano di continuo, dopo appena otto settimane si riesce a capire chi avrebbe abbandonato". La sfida parte da qui. Per colmare le disuguaglianze tecnologiche ma anche utilizzare la tecnologia – intelligenza artificiale compresa - come alleata, valutando l’andamento dei percorsi scolastici degli alunni. Lo stanno facendo anche in università: "Siamo riusciti a dimezzare il drop out al primo anno, oggi al di sotto del 10% degli studenti", spiega Sciuto. Attraverso tecniche avanzate di data analytics, il Politecnico di Milano ha sviluppato un algoritmo, con una precisione superiore all’80%, che aiuta ad identificare precocemente eventuali fragilità (di metodo, psicologiche, cognitive) per intervenire subito. E si stanno progettando anche chat bot a supporto dello studio in tutti i corsi.

Dalla ricerca di Politecnico, Fondazione Cariplo e WeSchool emerge però soprattutto il ruolo cruciale dell’insegnante, insostituibile, e delle relazioni tra pari anche quando si usano le tecnologie: "La partecipazione attiva degli studenti è direttamente correlata alla quantità e alla qualità dei contenuti didattici proposti. E anche le interazioni informali tra gli studenti, come i commenti lasciati sulla piattaforma, hanno un impatto diretto sulle performance scolastiche". Tra gli aspetti individuati, anche l’impatto positivo della gamification e degli esercizi “sfidanti“ soprattutto alle superiori. "Siamo in una fase cruciale – sottolinea il presidente di Fondazione Cariplo, Giovanni Azzone –. La tecnologia, l’intelligenza artificiale possono essere valide alleate, ma occorre un pensiero e una strategia a monte. Il rischio è che i più fragili restino indietro, e chi non ha accesso a strumenti ed opportunità si trovi di fronte ad un solco profondo scavato nei confronti dei coetanei, dall’accelerazione prodotta dal cambiamento in atto".

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