Fiori sul luogo della strage (Newpress)
Fiori sul luogo della strage (Newpress)

Milano, 12 luglio 2018 - Il Ministero della Giustizia, il Comune di Milano e la società di vigilanza privata All System trascinati in Tribunale dai familiari delle vittime della strage al Palazzo di giustizia di Milano, per le falle nel sistema di sicurezza che tre anni fa consentirono all’immobiliarista fallito Claudio Giardiello di scatenare la sua furia omicida ammazzando a colpi di pistola l’avvocato Lorenzo Claris Appiani, il coimputato Giorgio Erba e il giudice Fernando Ciampi, e ferendo altre due persone. L’ultimo atto di una battaglia «per avere giustizia e fare in modo che i responsabili delle inadempienze paghino», dopo che Giardiello è stato condannato all’ergastolo. I genitori del legale ucciso, Aldo Claris Appiani e Alberta Brambilla Pisoni, assistiti dal professor Francesco Benatti, avvocato civilista, hanno intrapreso una causa civile contro ministero, Comune e All System: la prima udienza si terrà a settembre.

Una strada che sarebbero intenzionati a percorrere anche i familiari delle altre vittime. «Nostro figlio è morto a causa di una serie incredibile di inefficienze nei controlli – spiega Aldo Claris Appiani – i soggetti responsabili per la sicurezza negli uffici giudiziari non hanno pagato, mentre è stato trovato solo un capro espiatorio». Capro espiatorio che, secondo Aldo Claris Appiani, ha nome e cognome: Roberto Piazza, la guardia giurata che il 9 aprile del 2015 era in servizio al metal detector all’ingresso del Palazzo di giustizia di Milano. Assolto in primo grado dall’accusa di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose (il pm Isabella Samek Lodovici aveva chiesto la condanna a tre anni carcere), Piazza dovrà affrontare a settembre il processo d’appello.

La Procura, infatti, ha impugnato la sentenza di assoluzione. Per la tesi dell’accusa sarebbero state la «grave e prolungata disattenzione» e la «trascuratezza nel proprio lavoro» del vigilante, che nel frattempo si è trasferito in un’altra regione e ha cambiato lavoro, a consentire a Giardiello di oltrepassare i varchi armato. Il difensore dell’ex dipendente All System, l’avvocato Giacomo Modesti, sostiene invece che «non c’è nessuna prova che l’arma fosse transitata sotto quel macchinario». Sull’ingresso dell’arma Giardiello ha fornito diverse versioni tra cui quella, poi ritrattata, di aver portato la pistola all’interno tre mesi prima di compiere la strage.

Anche secondo i familiari di Lorenzo Claris Appiani l’ex vigilante «non è responsabile», tanto che nel processo di primo grado il loro legale, Vinicio Nardo, aveva ritirato la costituzione come parte civile. Giardiello, sotto processo per bancarotta, quella mattina entrò armato in aula al terzo piano, uccise l’avvocato che si era appena seduto per testimoniare nel dibattimento e il coimputato Giorgio Erba. Poi scese al secondo piano e ammazzò anche il giudice Fernando Ciampi che si era occupato del suo fallimento. La sua fuga si concluse a Vimercate. Per i familiari delle vittime al dolore si aggiunge una beffa: non hanno ricevuto alcun risarcimento, anche perché Giardiello è nullatenente. C’è, però, una nota positiva. Tre anni dopo la strage la Procura generale di Milano ha varato un piano per migliorare la sorveglianza con 500 telecamere hi-tech, tornelli agli ingressi e videocitofoni.