Giuseppe Sala in tribunale
Giuseppe Sala in tribunale

Milano, 17 settembre  2020 - Dopo essere stato rinviato a causa della sospensione delle udienze non urgenti per l’emergenza Coronavirus, è iniziato questa mattina il processo d’appello per il sindaco Giuseppe Sala condannato in primo grado a 6 mesi, convertiti in pena pecuniaria di 45mila euro, per aver firmato, quando era ad di Expo, due verbali retrodatati che servirono a sostituire due commissari incompatibili nella gara per la Piastra dei servizi. Gara che altrimenti avrebbe rischiato di essere annullata con la conseguenza di mettere a rischio l’apertura dell’Esposizione Universale. 

Sebbene il reato di falso sia prescritto Giuseppe Sala va assolto con formula piena perché "evidente" la sua estraneità. È questo il senso della richiesta avanzata alla quarta Corte d'Appello dall'avvocato Salvatore Scuto che assiste il sindaco di Milano. Scuto, al temine della sua arringa ha chiesto ai giudici, presieduti da Cornelia Martini, di dichiarare inammissibile l'atto di impugnazione della procura generale e di assolvere Sala "o perché il fatto non sussiste" o perché "il fatto non costituisce reato" in base all'articolo 129 del codice di procedura penale. Il legale, che non ha parlato di rinuncia alla prescrizione da parte del primo cittadino, ha però messo in luce una serie di punti per sostenere che è "impossibile dubitare che agì in buona fede". 

L'avvocato, spiegando che è "viziata" in più parti la sentenza con cui il Tribunale ha condannato Sala a 6 mesi convertiti in pena pecuniaria di 45 mila euro pur concedendogli l'attenuante dell'aver agito per motivi di "particolare valore morale o sociale", ha sottolineato che l'allora numero uno di Expo "non aveva partecipato alle riunioni operative, e quindi alla parte decisionale ma viene condannato solo per il fatto di aver firmato". Il difensore ha continuato affermando che tutti "i rivoli di questo procedimento attestano che Sala non sapeva come fosse costruita quella soluzione" e che allora nemmeno il Rup, il responsabile unico del procedimento Carlo Chiesa "non gli disse nulla. Perchè quindi non credere alla buona fede di Sala?". Tra l'altro ha ribadito che al limite si è trattato di un cosiddetto 'falso innocuo' in quanto "questa retrodatazione cade in un arco di tempo che non inficia assolutamente la regolarità della procedura".

Mentre l'avvocato della Mantovani spa ha chiesto una provvisionale di oltre 3 milioni e 700 mila euro a Antonio Giulio Rognoni e Ilspa, citata come responsabile civile (che ovviamente ha proposto di non accogliere tale domanda), i legali degli altri imputati accusati a vario titolo di falso, turbativa d'asta o tentato abuso di ufficio - Paris, Rognoni e Baita - hanno chiesto la conferma assolutoria di primo grado o di dichiarare inammissibile l'appello del pg Massimo Gaballo, il quale in un passaggio del suo breve intervento ha affermato: "Mi pare che la difesa di Sala voglia una assoluzione nel merito ma in questo caso non è possibile con una sentenza di condanna di primo grado. La difesa vuole avere la moglie ubriaca e la botte piena. Se vuole un'assoluzione nel merito rinunci alla prescrizione".

Bisognerà comunque aspettare il 21 ottobre prossimo per sapere quale sarà il verdetto dei giudici della Quarta Corte d'Appello di Milano. Dopo eventuali repliche dell'accusa e controrepliche della difesa, il collegio presieduto dal giudice Cornelia Martini si rititerà in camera di consiglio per la sentenza. Due gli scenari possibili: o Sala sarà assolto nel merito con formula piena, così come chiesto oggi dal suo difensore, oppure i giudici dichiareranno il "non doversi procedere" nei confronti dell'ex ad di Expo per prescrizione del reato.