Siae, la rabbia e la paura: "Dovete dirci la verità"

Manifestazione a Cologno Monzese dei quasi 800 addetti di Microelettronica. Grande preoccupazione per la minaccia di 140 esuberi e il destino incerto di Sm.

Siae, la rabbia e la paura: "Dovete dirci la verità"
Siae, la rabbia e la paura: "Dovete dirci la verità"

Sono pronti a mobilitarsi ancora i dipendenti di Siae Microelettronica e Sm Optics, che ieri hanno scioperato e in corteo sono arrivati in Comune, dove hanno trovato sostegno e solidarietà di sindaco e amministrazione. C’è paura nel polo di via Buonarroti, con la minaccia dei 140 esuberi e della dismissione dell’area produttiva, che metterebbe a rischio in modo strutturale tutto il gruppo delle telecomunicazioni. "Vogliamo lavorare e vogliamo continuare a farlo in Siae. Abbiamo fatto crescere l’azienda e ora neanche ci hanno incontrato – racconta Mauro Piersante, storico dipendente –. Diciamo no ai tagli, allo smantellamento". Ieri i quasi 800 addetti complessivi ancora non avevano ricevuto tutti lo stipendio. "È stato versato solo in Siae e la 13esima è stata annunciata il 23 dicembre, che è sabato. Ci crediamo? Non è Natale anche per noi?".

C’è anche rabbia nel polo di via Buonarroti. Due anni di ritardo per il fondo Cometa, che rende non disponibile di fatto il Tfr, la “dimenticanza“ nel versare il fondo integrativo salute, i contratti di solidarietà in Siae e di cassa integrazione in Sm. C’è infine incertezza. Con Siae che rischia di essere prosciugata e Sm che è sul mercato da mesi con una lunga trattativa industriale a colpi di due diligence. "La stessa storia vissuta 9 anni fa in Alcatel. Dai francesi siamo passati agli americani con Lucent e poi l’italiana Siae ci tese la mano. Per 9 anni abbiamo fatto tutte quelle cose che ci dicevano non servivano più e forse torneremo sotto i francesi – ironizza Mario Bresciani, uno dei 230 addetti di SM –.Ci occupiamo ogni giorno di reti, di mettere in relazione le persone eppure qui abbiamo mancanza di relazioni chiare, forti e trasparenti. Non si dà ascolto ai lavoratori e non si accetta aiuto dalle istituzioni. Vogliamo sapere che fine faremo. Sicuramente saremo acquistati da un’azienda straniera, ma forse non tutti".

Lo ribadisce la collega e delegata Elena Pozzoli. "Abbiamo chiesto alla direzione una comunicazione veritiera. Abbiamo informazioni frammentate, nessun quadro temporale e arriviamo da una cassa integrazione continuata a step di 13 settimane". Il 18 gennaio si torna in commissione regionale, ma "questa vertenza deve diventare nazionale – annuncia Antonio Castagnoni della Fiom Lombardia –. Non siamo davanti a una società decotta senza mercato. E non siamo davanti a un imprenditore ma a un predatore. Il rilancio non si fa tagliando su personale e stipendi, ma con investimenti su persone e competenze".

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