Salvatore Aranzulla
Salvatore Aranzulla

Milano, 29 aprile 2018 - «Come fare una lavatrice»: i ragazzi che vanno a vivere da soli di solito cercano on-line qualche consiglio per non rovinare la biancheria. Salvatore Aranzulla le risposte su internet era già talmente abituato a darle che quando a diciott’anni venne a Milano per studiare economia e management all’università Bocconi non ci pensò: «Fu un disastro. La prima volta rovinai 20 paia di mutande». Un sito di divulgazione informatica da 600mila visite al giorno, 2 milioni di euro di fatturato nel 2017 e un cognome che è diventato un brand. L’uomo che risolve tutti i problemi tecnologici degli italiani ha solo 28 anni. Ha creato il sito Aranzulla.it nel 2002, appena dodicenne, quando era ancora in Sicilia, ma a Milano ha trovato l’ambiente adatto dove studiare e fondare la sua società.

Cos’altro le mancava all’inizio a Milano, oltre all’aiuto nelle faccende domestiche?

«Il pane: i miei lo facevano in casa. Ora ci sono molti panifici gourmet, per esempio Davide Longoni: spettacolare. Ma quando mi trasferii c’era solo pane dozzinale».

La prima volta a Milano?

«A 14 anni, per Smau, la fiera della tecnologia. Finalmente, al contrario del piccolo paese catanese in cui sono nato, potevo parlare con altri che facevano siti internet. Ho sempre voluto venire a viverci e la Bocconi è stata l’occasione giusta».

Di recente ha detto di voler acquistare una casa nel palazzo di Fedez.

«No, quella sarà solo una base operativa per incontrare i clienti, cioè le aziende che comprano pubblicità. Io resto nel mio monolocale in viale Monte Nero, dove sono sempre stato, mi trovo benissimo e mi ci sono affezionato».

Che luoghi frequenta in città?

«Mi piace un sacco mangiare. Quindi i ristoranti: Trippa, Alice, Unico, Sadler. Pavé o Martesana le pasticcerie».

Pasti veloci o lì lavora anche?

«No, lavoro da casa. Anche perché spesso la gente mi riconosce, mi ferma: non è facile».

Le dà fastidio?

«No, a Milano sono più educati che altrove. Ma sono molto timido. Anche in tram a volte mi chiedono foto. Le faccio, ma poi scendo subito e prendo il tram successivo, ma non posso farlo tutte le volte. Anche se cammino tra i 10 e i 20 chilometri al giorno, mi piace camminare».

Oltre a camminare è nota la sua passione per la pasticceria, cosa le riesce meglio?

«Le paste di mandorla siciliane».

Ha studiato alla scuola di pasticceria di Gualtiero Marchesi, tempo fa disse di voler aprire una catena di pasticcerie.

«Nel monolocale avevo un forno professionale e l’impastatrice. Cucinavo crema pasticcera a 5 chili per volta, mi erano venute braccia enormi facendo crema pasticcera. Ma consumavo come un attico di 400 metri quadri e a un certo punto bruciai l’impianto elettrico di casa».

Meglio aiutare gli italiani con i loro problemi tecnologici.

«Un conto è stare seduto al pc per 8 ore, un altro spostare 25 chili di farina. La pasticceria è un lavoro molto faticoso, ma al contrario della cucina mi riesce bene perché è precisa».

Quanti collaboratori ha Aranzulla.it?

«Otto, ma sono sempre alla ricerca. Potremmo mantenere 100 redattori senza problemi».

Perché non ne assume altri?

«Non ne trovo. Ogni anno riusciamo ad aggiungerne uno o due, ma il processo di selezione è dispendioso. Ogni volta che cerco una persona mi arrivano 500 mail. Le seleziono personalmente: innanzitutto il candidato deve saper scrivere, altrimenti come può spiegare cose complesse in modo chiaro per il sito? Se dopo il punto uno non mette lo spazio io già sto male e lo escludo».

Quanti ne esclude con questo metodo?

«Da 500 diventano una quindicina».

È molto severo.

«Spiegare concetti difficili assumendo che una persona non ne sappia nulla è complicatissimo».