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24 feb 2022

Guerra Russia-Ucraina, arte e potere: dai fischi all’applauso

Il maestro-zar, i tatuaggi cancellabili di Polunin e la diva Netrebko a Donetsk . "Vincano buon senso e musica"

simona ballatore
Cronaca

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Milano -  Hanno contestato, a colpi di fischi e buu, prima del tocco di bacchetta, il “maestro-zar“, soprannominato così per la sua amicizia con Vladimir Putin. Alla fine dell’opera, la “Dama di picche“, hanno applaudito e "assolto" l’artista. Potere dell’arte. Che non è neutra. Così Valery Gergiev è stato prima gelato e poi accolto dal pubblico milanese della Scala, una manciata di ore prima dell’invasione russa in Ucraina e una manciata di ore prima dal diktat del sindaco Giuseppe Sala: "Condanni l’attacco o addio". Un aut aut che potrebbe aprire nuovi scenari in una Milano dove gli artisti russi sono di casa, amatissimi, nonostante posizioni, gesti e tatuaggi ingombranti. Tornerà agli Arcimboldi il primo giugno Sergei Polunin, che il volto di Putin (e pure quello di Joker) lo aveva impresso sulla pelle. Dice di aver voltato pagina: corpo "libero" dai tatuaggi (impiegherà un paio d’anni a rimuovere ogni traccia), ha chiamato il figlio Mir, “pace”, in russo. Ballerà in “An evening of Dance and Conversation“ a Milano. Racconterà la sua “conversione“?

Nella guerra fredda della cultura era finita anche la regina delle “Prime scaligere“, Anna Netrebko, soprano russo (è nata 51 anni fa in una famiglia di origini cosacche) con doppia cittadinanza: è austriaca dal 2006. Poco più di sette anni fa donò un milione di rubli al teatro dell’opera di Donetsk, città “cerniera“ e capitale dell’autoproclamata repubblica popolare filorussa. "Non si tratta di politica, ma di arte", aveva ribadito la diva, che in passato aveva sostenuto apertamente Putin e che da Putin era stata incoronata nel 2008 “Artista del Popolo della Russia“, massima onorificenza nel campo delle arti e della musica. Netrebko proprio a Donetsk aveva ricordato la missione degli artisti: "Difendere i valori culturali e la pace nel mondo". Salvo poi finire nella bufera per una foto con la bandiera separatista al fianco di Oleg Tsarëv, “fondatore“ dello Stato Federale della Nuova Russia.

Nel cuore del pubblico del Piermarini (dove tornerà per l’omaggio a Carla Fracci) c’è sempre Svetlana Zakharova, danzatrice ucraina, prima ballerina assoluta del Teatro Bol’šoj di Mosca . “Artista Popolare di Russia“ dal 2008, è stata eletta alla Duma di Stato della Russia nelle file del partito Russia Unita; nel campus voluto da Putin si dedica alla formazione dei talenti emergenti. Nello stesso anno della beneficenza firmata Netrebko, la scuola coreografica di Kiev rinunciò ai fondi per la sua ristrutturazione raccolti in un gala organizzato dalla Zakharova, per il suo presunto sostegno all’annessione della Crimea. "I fondi raccolti non sono comparabili alle migliaia di morti, alle centinaia di migliaia di chilometri quadrati di territorio, alle decine di miliardi di grivnie che ha perso l’Ucraina", scrisse nel dicembre del 2014 il direttore della scuola. Fra fra fischi e applausi a fine spettacolo, in mezzo c’è la battaglia dell’arte.

"Che deve avere il compito opposto, di fronte alle difficoltà di comunicazione – commenta il critico e professore di storia del teatro della Statale di Milano Alberto Bentoglio, fra il pubblico della “Dama di picche“ –. Deve essere strumento per riuscire a parlarsi anche a livello sociale e politico. Capisco la contestazione dettata dal momento, ma si devono creare ponti. Non per mettere la testa sotto la sabbia, ma per favorire il dialogo. È vero che un artista è responsabile del pensiero che porta con sé ma alla fine non è un politico. Deve vincere il buon senso, il rispetto per l’arte, altrimenti rischiamo di fare il gioco di quelli che approfittano delle tensioni per fare il proprio interesse".

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