Un presidio organizzato dai sindacati sotto Palazzo Lombardia
Un presidio organizzato dai sindacati sotto Palazzo Lombardia

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Una curva decrescente, che indica i minuti di assistenza che in media ogni ricoverato in una Residenza sanitaria per anziani riceve ogni settimana. Sale, invece, quella che descrive il livello di gravità degli ospiti. Nel 2009 il 74.6% dei ricoverati nelle strutture in Lombardia aveva più di 80 anni, quota salita di 4.6 punti percentuali negli anni successivi. Stesso discorso per gli anziani non autosufficienti nelle Rsa, passati dal 90.8% al 94% in Lombardia. Dato ben al di sopra della media nazionale, che si attesta sotto l’80%. Fragilità accumulate in un sistema che si è trovato inerme di fronte alla prima ondata della pandemia, messo sotto la lente dal professor Costanzo Ranci, del laboratorio Politiche sociali del Politecnico di Milano. Dossier presentato dal sindacato dei pensionati Spi-Cgil durante un incontro organizzato con Fnp-Cisl e Uilp Lombardia, che hanno chiesto alla Regione un cambio di passo sulla sanità. Il professor Ranci analizza alcune delle possibili cause che hanno reso il sistema della Rsa lombarde particolarmente vulnerabile alla pandemia, con il dilagare dei contagi fra marzo e aprile.

«Con la pandemia – sintetizza – i nodi sono venuti al pettine". E in Lombardia si è registrato un tasso di mortalità nelle strutture residenziali del 7.5%, molto superiore rispetto a quello delle altre regioni italiane, seguito dal Trentino con il 6.4% e poi dall’Emilia Romagna con 4.2%. Errori, ritardi e misure che non sono riuscite ad arginare i contagi si inseriscono in un sistema con "una popolazione sempre più anziana, fragile, che richiede un livello elevato di assistenza sanitaria. È una tendenza che si sviluppa negli anni - scrive il professor Ranci – e in Lombardia risulta essere già da tempo più marcata". La Lombardia ha visto anche decrescere negli anni gli operatori in servizio con varie mansioni, accumulando un -15%. Mentre i volontari sono cresciuti, il personale retribuito è calato addirittura del 20%. Un segno meno che stride con una pur lieve crescita registrata a livello nazionale. Crolla la presenza di medici, aumenta quella di assistenti sanitari. Calano i minuti di assistenza, crescono gli anziani bisognosi di alti livelli di assistenza sanitaria. Una “bomba a orologeria“ che "ha creato condizioni favorevoli al dispiegamento di una pandemia" unite al "fallimento delle strategie" per fronteggiarla lo scorso febbraio. "La crescente “sanitarizzazione“ delle strutture in assenza di una politica sanitaria ha implicato strategie gestionali volte a combinare la risposta ai bisogni con equilibri finanziari fragili, a detrimento degli standard assistenziali".

Secondo Valerio Zanolla, segretario generale della Spi-Cgil Lombardia, "vanno poi rivisti i criteri di accreditamento delle Rsa, privilegiarne la dimensione comunitaria e prestare attenzione anche al numero dei posti letto che si sostiene non devono superare i 120 per consentire all’organizzazione sanitaria di rispondere più efficacemente in caso di emergenza. Rafforzarne il presidio sanitario, rendere obbligatoria la presenza di comitati di sorveglianza, aprire le strutture alla società esterna, allargarne la funzione di sollievo a sostegno". Tutte proposte messe sul tavolo dai sindacati, che chiedono alla Regione un generale cambio di marcia sulla sanità. "In Lombardia – spiega Emilio Didonè, segretario generale della Fnp-Cisl regionale – i numeri dei decessi e dei contagi sono troppo alti per parlare solo di casualità, di sfortuna o di tsunami. Bisogna rafforzare in primo luogo la medicina territoriale. Siamo ancora in tempo per intervenire – conclude – ma bisogna farlo al più presto, prima che la crisi diventi irreversibile". Fra le richieste anche quella di una legge quadro sull’autosufficienza, e investimenti per ridurre il divario con altri Paesi europei: da noi ogni 100 anziani ci sono meno di 2 lavoratori regolari occupati al loro servizio, in Svezia 12,5.