“Non uscivo più di casa per la vergogna”, ecco perché l’ex boss Rocco Papalia ha portato a processo Klaus Davi

Il massmediologo accusato di diffamazione per una serie di manifesti affissi a Milano e Buccinasco a dicembre 2017 nei quali era ritratto vestito da donna

A sinistra, i manifesti che ritraggono il boss Rocco Papalia vestito da donna. A destra, Klaus Davi

A sinistra, i manifesti che ritraggono il boss Rocco Papalia vestito da donna. A destra, Klaus Davi

Da una parte l’ex boss della ‘ndrangheta Rocco Papalia, dall’altra il giornalista e massmediologo Klaus Davi. Il primo ha accusato il secondo per diffamazione a causa di una serie di manifesti, affissi a Milano e Buccinasco nel dicembre del 2017, in cui il mafioso era ritratto vestito da donna. La prossima udienza è fissata per il primo dicembre nel capoluogo lombardo.

Papalia, che ha scontato 25 anni di carcere per vari reati, è stato ascoltato come testimone e parte offesa dal pubblico ministero Maria Cristina Matassi e dall’avvocato di Davi, Simona Giannetti

Il boss, nell’udienza del 21 novembre, ha tenuto a precisare di “non essersi mai vestito da donna, semmai è Klaus Davi che lo fa perché, come è noto, ha un compagno”. Papalia ha raccontato di aver appreso dai giornali delle foto e ha detto: “Non uscivo più di casa! Io non mi sono mai vestito da donna e mi sono offeso perché le persone per strada mi indicavano e commentavano i manifesti in cui venivo rappresentato in quel modo”.

Chi è Rocco Papalia

Il boss della ‘ndrangheta Rocco Papalia è stato arrestato la prima volta nel 1976, a suo carico c'erano una lunga serie di reati: dal traffico di droga ai sequestri di persona. Nel 2015 era stato poi condannato ad altri 30 anni per un omicidio commesso alcuni anni prima. È stato scarcerato il 6 maggio del 2017 dopo 25 anni di carcere.

L’accusa di diffamazione

Rispondendo alle domande dell’avvocato di Davi, Papalia ha raccontato che “una mattina mentre stavo camminando nei corridoi di un supermercato mi sono accorto che la gente mi stava guardando e che rideva di me. Non sapevo ancora niente dei manifesti di Klaus Davi che mi ritraevano vestito da donna. Sono arrivato al punto in cui non uscivo più di casa perché ogni volta che lo facevo le persone mi prendevano in giro”. 

All’inizio, il boss aveva affermato di non conoscere Davi, in un secondo momento si è corretto dicendo: “L'avevo visto qualche volta in televisione”. Nel capo di imputazione contro Klaus Davi, il giornalista è stato accusato di “aver leso la reputazione del noto capo ‘ndrangheta vestendolo da donna con l'aggravante di aver arrecato l'offesa mediante un mezzo di pubblicità, ossia i manifesti pubblici”.

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