Rocco Barbaro, reggente della «Lombarda» e boss mondiale del narcotraffico appena uscito dal suo bunker a Platì
Rocco Barbaro, reggente della «Lombarda» e boss mondiale del narcotraffico appena uscito dal suo bunker a Platì

Milano, 11 ottobre 2018 - Sedici anni di carcere per il superboss Rocco Barbaro, già reggente della ’ndrangheta in Lombardia nonché presunto boss del narcotraffico tra Italia e Sudamerica. Soprannominato «U sparitu», riuscì a prolungare la sua latitanza per quasi due anni, prima di essere arrestato a Platì nel maggio 2017 da carabinieri di Locri e Cacciatori di Calabria.

La sentenza emessa ieri – ancor più importante perché il superboss era uno dei pochi riusciti a sottrarsi alla maxioperazione «Infinito» – lo ha riconosciuto responsabile di associazione mafiosa e di intestazione fittizia di beni: a lui era riconducibile il bar «Vecchia Milano» in corso Europa, a pochi passi dal Duomo, che avrebbe acquistato attraverso lo schermo di prestanome. A seguito delle indagini condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di via Moscova, coordinati dal pm della Dda Cecilia Vassena, sono stati condannati anche Antonio Barbaro, nipote di Rocco, a 2 anni, Giuseppe Grillo a 3 anni e sei mesi e Fortunato Paonessa a 4 anni (era accusato di violenza privata). Rocco Barbaro, tra l’altro, è figlio di Francesco Barbaro, capo dell’omonima cosca di Platì, che sta scontando in carcere una condanna all’ergastolo per l’omicidio del brigadiere Antonino Marino, avvenuto a Bovalino, in provincia di Reggio Calabria, nel 1990. L’operazione «Missing», culminata il 23 gennaio del 2016 con un blitz dei militari di via Moscova, aveva portato all’arresto di sette persone con le accuse di estorsione e intestazione fittizia di beni, facendo emergere gli interessi economici e imprenditoriali della ’ndrina Barbaro-Papalia, radicata tra la Calabria e la Lombardia, in particolare a Corsico, nel Milanese.

Per quei fatti, nell’autunno 2016 erano già stati condannati in abbreviato Francesco Barbaro, figlio di Rocco, a 8 anni, Raffaele Greco a 4 anni e Domenico Martorano a 2 anni. Nel procedimento, con riti diversi, sia Rocco Barbaro che il figlio Francesco sono stati condannati per associazione mafiosa, accusa non riconosciuta dal gip nelle misure cautelari, ma dalla Cassazione dopo il ricorso della Procura. Rocco Barbaro, che era inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, venne arrestato a Platì nel maggio del 2017, bloccato nell’abitazione di una delle figlie. La sua cosca è ritenuta dagli investigatori egemone nel traffico di cocaina in Calabria e in Lombardia. Cecilia Vassena, il pm del processo che ha portato alla condanna del superboss, ha evidenziato il meccanismo con cui i Barbaro erano soliti fare minacce mafiose: rilevavano un bar, intestandolo a uno della famiglia che non aveva precedenti, in questo caso ai più giovani; poi, se gli affari andavano male, i boss costringevano con minacce i vecchi proprietari a ricomprarselo.