NICOLA PALMA
Cronaca

Soldi rubati dai conti degli assistiti: l’ex amministratrice di sostegno risarcirà 250mila euro al Ministero

Daniela Milesi sta scontando sei anni per aver sottratto 125mila euro ad anziani affidatigli dal Tribunale. Ora la Corte dei Conti l’ha condannata a versare una cifra doppia per il danno d’immagine a via Arenula

Tribunale

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Milano – Per 259 volte ha prelevato allo sportello per conto di quattro persone che le erano state affidate dal Tribunale di Bergamo perché momentaneamente incapaci di provvedere ai propri bisogni. Secondo le accuse che le sono costate una pena definitiva di sei anni di reclusione, l’ormai ex avvocata sessantaquattrenne Daniela Milesi, con un passato da consigliera comunale di Forza Italia, si è appropriata indebitamente dei soldi di tre anziani di cui era stata nominata amministratrice di sostegno e di una pensionata di cui era diventata la curatrice speciale della gestione economico-finanziaria.

Il 19 maggio 2020 , la donna è stata condannata per peculato, con le aggravanti "di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di persona tali da ostacolarne la privata difesa e di aver cagionato alle persone offese dei reati un danno patrimoniale di rilevante gravità". I giudici di primo grado hanno disposto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’incapacità in perpetuo di contrattare con la pubblica amministrazione, nonché la confisca di 125.540,76 euro; inoltre, Milesi è stata condannata al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale in favore delle quattro persone civili (rispettivamente 10mila, 80mila, 15mila e 55mila euro). Il 13 maggio 2021, la Corte d’Appello di Brescia ha confermato il verdetto, che il 15 febbraio 2022 è diventato irrevocabile dopo la dichiarazione di inammissibilità del ricorso da parte della Corte di Cassazione. Poi si è mossa la Procura della Corte dei Conti della Lombardia, che ha contestato all’ex avvocata il danno d’immagine arrecato al ministero della Giustizia, quantificandone l’ammontare nel doppio della cifra di cui si è impossessata arbitrariamente: 250.931,52 euro.

L’atto di citazione è stato notificato alla donna nella casa circondariale di Bergamo, ma quest’ultima non si è costituita in udienza. In primo luogo, i giudici hanno ritenuto accertato il rapporto di servizio tra Milesi e il dicastero di via Arenula, visto che l’amministratore di sostegno svolge un ruolo "volto ad agevolare l’esercizio della funzione giudiziaria"; di conseguenza, in quanto ausiliario del giudice tutelare che lo ha nominato, l’appropriazione di somme di cui abbia la gestione configura un reato "posto in essere nella qualità di pubblico ufficiale". Fissato questo paletto dirimente, il collegio ha spiegato che le condotte dolose contestate a Milesi hanno creato "una grave lesioni all’immagine del Ministero della Giustizia, il cui operato è istituzionalmente informato alla massima trasparenza e imparzialità". Detto altrimenti: l’avvocata "ha minato la fiducia dei cittadini nella correttezza e legalità in sede di amministrazione della giustizia", anche perché i fatti hanno avuto molta eco sugli organi di stampa.

Conclusione : "Il danno all’immagine non si identifica o si verifica soltanto quando, per ripristinarlo, l’amministrazione pubblica sostiene delle spese, ma anche nel caso in cui l’aspettativa di legalità, imparzialità e correttezza che il cittadino si attende dall’apparato pubblico viene spezzata dall’illecito comportamento dei suoi agenti". Da qui la condanna a versare 250mila euro al Ministero della Giustizia.