Tampone 'Drive Through'
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Milano, 27 gennaio 2021 - Si profila un altro redde rationem tra la Regione e l’Istituto superiore di sanità, che pubblicamente s’incolpano a vicenda per l’Rt sballato (stimato a 1,4 quando era a 0,88) che dieci giorni fa ha mandato in zona rossa per una settimana la Lombardia nonostante l’arancione segnalato dagli altri indicatori: Rt ospedaliero, tasso di occupazione degli ospedali e un’incidenza settimanale di 133,3 positivi ogni centomila abitanti, meno di metà dell’Emilia-Romagna e del Friuli e quasi un terzo del Veneto che allora finirono in arancione (il Veneto su richiesta, aveva un Rt di 0,96), e ora candidate al «rosso scuro» dell’Ue, a differenza della Lombardia. 

Non è ancora la resa dei conti al Tar, dove il ricorso, ha assicurato il governatore Attilio Fontana ieri all’aula del Pirellone, va avanti anche se non è più urgente e questa settimana «verrà implementato» impugnando i verbali della Cabina di regìa, del Cts e l’ordinanza del ministro Roberto Speranza che parlano di una «rettifica» dei dati inviati dalla Regione; ma anche il peso assunto col recente abbassamento delle soglie per i passaggi di colore dall’Rt basato sui soli sintomatici, perché «non è corretto che il destino di una regione sia legato a un indicatore così esile».

L’Istituto superiore di sanità gli ha risposto che l’algoritmo «non è esile, è basato su standard internazionali, pubblico ed è stato illustrato a tutti i referenti regionali che hanno ricevuto il software per la sua applicazione e verifica; è in uso da 36 settimane e nessun’altra regione sinora ha segnalato anomalie di questa entità». Del resto, che l’Rt sia deragliato in Lombardia «solo nelle stime di queste settimane» è uno dei pochi punti sui quali l’Istituto concorda con la Regione: «Fino a questo momento i dati prodotti dall’Iss non erano mai stati da noi contestati» perché «gli indicatori avevano una coerenza interna», ha detto ieri in aula Fontana respingendo come «falsa notizia, come si evince dai flussi pubblici come quello della Protezione civile che registra quotidianamente casi, guariti e decessi», il sospetto dei sindaci lombardi di centrosinistra, convinti che dal 12 ottobre, cioè da quando in Italia non è più obbligatorio il doppio tampone negativo per sciogliere i contagiati dall’isolamento dopo 21 giorni, si continuino a considerare positivi anche molti «guariti». Un’ipotesi mai contemplata nemmeno dall’Iss, che sostiene al contrario che l’errore di calcolo dell’Rt sia dovuto al fatto che la Lombardia ha segnalato una gran quantità di casi con data d’inizio sintomi senza associare uno «stato clinico», e che nell’ultimo periodo «ha classificato un gran numero di questi casi come guariti». 

L’Iss, in un documento diffuso ieri, ha ribadito che l’anomalia del «numero elevato di casi incongruenti», con una data d’inizio sintomi ma «dichiarati nello stato clinico come asintomatici» o col campo che indica la gravità dei sintomi non compilato e soltanto l’indicazione di «guarigione o decesso» era stata segnalata dall’Istituto nel report sulla qualità dei dati che la Regione riceve ogni settimana; che da maggio alla Lombardia sono state inviate «54 segnalazioni di errori, incompletezze e/o incongruenze, l’ultima in data 7 gennaio 2021» avente per oggetto il fatto che il campo «stato clinico» non era compilato nel 50,3% delle schede, «a fronte del 2,5% del resto d’Italia nel periodo 13 dicembre 2020-13 gennaio 2021». 
Un attacco al quale la Regione ha risposto osservando che è l’Iss a certificare la qualità dei dati e che in 36 report inviati da maggio solo una volta, il 12 ottobre, l’Istituto ne ha considerato la completezza inferiore alla soglia di validità; mentre nella settimana incriminata «la percentuale di validità era dell’80%».

L’Istituto insiste sul fatto che a chiedere il ricalcolo dell’Rt e segnalare «l’ipotesi che la mancata compilazione dello stato clinico potrebbe essere alla base della distorsione» dell’indice siano stati i tecnici lombardi, ma il punto in cui le versioni tra Regione e Iss divergono riguarda la «rettifica»: per l’Istituto, con gli ultimi inserimenti del 20 gennaio la Regione avrebbe eliminato «la segnalazione di una data di inizio sintomi in 4.875 casi», diminuito «di 17.654 quelli classificati in precedenza come sintomatici» e aumentato «di 12.779 casi quelli classificati come asintomatici» rispetto al 13 gennaio. Fontana, invece, ribadisce che dopo aver chiesto di verificare l’Rt di 1,4 e appena prima di mandare il flusso della settimana 36 «ci è stato detto che non era possibile modificare il meccanismo e chiesto dall’Iss di inserire un valore convenzionale in un campo facoltativo per superare la difficoltà di funzionamento. Senza questa operazione l’Iss non avrebbe calcolato in modo corretto il nostro Rt sintomi»; a parte questa «integrazione, il 20 gennaio abbiamo trasmesso un flusso identico alla settimana precedente». I tecnici lombardi rivendicano di aver sempre compilato il campo dello «stato clinico» in «assoluta fedeltà» alle informazioni inserite dai medici che segnalano i casi nel sistema. A quanto Il Giorno apprende, ieri c’è stato un altro incontro tecnico con Roma e i lombardi avrebbero di nuovo chiesto all’Istituto di mettere per iscritto come dovrebbero compilare quel campo quando l’informazione sulla gravità dei sintomi non è disponibile. Il tempo stringe, perché oggi è mercoledì e ci sarà un nuovo aggiornamento del database, al quale seguirà il calcolo del prossimo Rt.