Giuseppe Bertuccio D'Angelo in viaggio (foto Andrea Tura)
Giuseppe Bertuccio D'Angelo in viaggio (foto Andrea Tura)

Milano, 24 settembre 2019 - Che sapore ha la felicità?, cantavano i Negrita. C'è chi è andato ad assaggiarla in giro per il mondo. E per la domanda che l'uomo si fa dalla notte dei tempi una risposta potrebbe arrivare tra 365 giorni da Giuseppe Bertuccio D'Angelo, il "cacciatore di felicità".

Milanese di origini messinesi, fresco 29enne, è appena partito per un viaggio intorno al mondo con il suo Progetto Happiness. Giuseppe si è dato un anno di tempo per girare tutti e sei i continenti a caccia di persone da intervistare sul concetto di felicità. A tutti gli intervistati proporrà le stesse dieci domande, una sorta di questionario di Proust per capire come si declina alle varie latitudini, geografiche e sociali, lo stato dell'animo umano più ambito e allo stesso tempo meno classificabile. "Al mio ritorno l'elaborazione di tutte le risposte porterà alla formula della felicità universale – spiega il giovane -, scriverò un libro insieme ad alcuni psicologi".

IL QUESTIONARIO - Troppo facile chiedere "cos'è la felicità?". Il 29enne ha messo a punto dieci quesiti che girano intorno alla domanda e che servono a far aprire l'intervistato. Una sorta di quiz universale "per dare un filo conduttore alle interviste ai personaggi di culture molto diverse": qual'è la piccola cosa che ti fa sorridere sempre? Che profumo ha il ricordo più felice della tua vita? Qual è la cosa più preziosa che possiedi? Cosa vuol dire morire? Qual è la sfortuna più grossa che ti possa capitare? Ti piace la persona che vedi allo specchio?

GLI INTERVISTATI - Probabilmente la felicità ha tanti significati quanti sono gli abitanti sulla terra. Per questo Giuseppe ha scelto di non darsi limiti e di intervistare la più ampia gamma di persone: in Palestina uno sprinter che vuole diventare il primo atleta a vincere una medaglia alle Olimpiadi sotto la bandiera palestinese; in India transgender e travestiti, alcuni paria e i giocatori della squadra di calcio più forte del Paese; in Cina l'ultima tribù matriarcale al mondo; in Buthan Giuseppe andrà a capire come si calcola la felicità. E ancora, andrà in Sudamerica per intervistare sciamani; a New Orleans per conoscere gli aspiranti vampiri. Risponderanno al questionario uno sceicco in Kuwait e combattenti peshmerga in Kurdistan. Ognuno ha una storia da raccontare, ognuno ha una risposta (forse) alla domanda più antica del mondo. Il primo contributo alla ricerca sulla felicità viene dalla Svizzera: nel primo video del viaggio Giuseppe intervista David Mzee, uno dei pochissimi al mondo a sperimentare una nuova tecnologia che consente a chi è rimasto paralizzato di tornare a camminare grazie a una serie di impulsi.

IL TOUR - Non è la prima volta che Giuseppe mette lo zaino in spalla per girare il mondo. Era già partito nel settembre del 2014 dopo la laurea in Marketing in Bicocca, per tornare un anno dopo. Ma questa volta è molto diverso: il viaggio è sponsorizzato ed ecosostenibile. L'obiettivo è ambizioso: distillare, dalle decine di interviste, una vera e propria formula della felicità. Prima tappa, Svizzera, poi Israele, dove Giuseppe si trova in quest giorni, poi sarà la volta di Giordania, Libano, Iraq, Kuwait. Proseguendo verso est, Pakistan, India, Cina, Australia, Corea del Nord, Giappone, Russia, Stati Uniti e Sud America fino alle porte dell'Antartide. Infine l'Africa e di nuovo l'Europa (Spagna, Regno Unito, Norvegia e Finlandia).

IL PROTAGONISTA - Giuseppe Bertuccio D'Angelo si sta facendo conoscere tra i creatori di contenuti su internet: i video che raccontano le sue avventure stanno ispirando sempre più ragazzi e ragazze. "Quello che faccio, però, lo faccio per me, per curiosità e miglioramento personale. Ogni viaggio mi cambia e mi modella verso l'ideale di uomo che voglio diventare", dice il 29enne milanese. Prima di chiedere agli altri cosa sia per loro la felicità, il ragazzo si è dato una risposta: "In questo momento secondo me è la consapevolezza delle cose che si hanno nel quotidiano, cosa che per me è difficile da realizzare: non tutti i giorni riesco a pensare a tutto ciò che mi rende fortunato. Non per questo ci si deve accontentare: la consapevolezza è solo la base per cercare la propria strada con serenità".