
Il sindacato: basta dire che qui è tutto a posto .
"Il rapporto ci dice che la Lombardia non è fuori da fenomeni di irregolarità, lavoro povero, caporalato, che si pensa siano legati al Sud. C’è un retropensiero culturale sbagliato". Così Alberto Semeraro (nella foto), segretario regionale Flai Cgil della Lombardia, commenta il settimo rapporto dell’Osservatorio Placido Rizzotto, da cui si evince che anche nei campi lombardi non mancano situazione “grigie“. "Io credo che emerga anche un gap morale che abbiamo nei confronti delle persone che raggiungono le nostre coste – commenta –. Una parte sempre più ampia di lavoratori agricoli è straniera, per cui viviamo il paradosso di non volere chi viene dall’estero, ma di fatto è grazie anche a loro se il cibo arriva sulle nostre tavole. Senza contare che molti hanno portato dal loro Paese capacità che qui non si avevano, se pensiamo ad esempio alla cura delle mucche da parte dei lavoratori sick, che ha permesso a di ridurre l’uso dei farmaci e migliorare la qualità del latte". Il problema è che molti di questi lavoratori hanno retribuzioni povere e sono vittime di fenomeni illegali, come il caporalato. "Bisogna smettere di nascondere la polvere sotto il tappeto per salvaguardare il buon nome del Made in Italy – dichiara Francesca Re David, segretaria nazionale Cgil –. Vanno messi in campo tutti gli strumenti idonei a sradicare finalmente questo odioso fenomeno a partire dalla programmazione continua e capillare dei controlli". F.P.