L’intervento dei carabinieri al Campus Humanitas
L’intervento dei carabinieri al Campus Humanitas

Trovate questo articolo all'interno della newsletter "Buongiorno Milano". Ogni giorno alle ore 7, dal lunedì al venerdì, gli iscritti alla community del «Giorno» riceveranno una newsletter dedicata alla città di Milano. Per la prima volta i lettori potranno scegliere un prodotto completo, che offre un’informazione dettagliata, arricchita da tanti contenuti personalizzati: oltre alle notizie locali, una guida sempre aggiornata per vivere in maniera nuova la propria città, consigli di lettura e molto altro. www.ilgiorno.it/buongiornomilano 
 
Sono entrati e usciti più volte dal locale, prima che la morte li cogliesse a tradimento. Le drammatiche immagini, fissate dalla telecamera vicina all’impianto, mostrano gli ultimi minuti di vita dei due operai che a Pieve Emanuele, nel Milanese, scendono le scale e poi risalgono dal cavedio all’Humanitas. Si vede il locale che ospita il serbatoio di azoto liquido di cui si apprestavano a rifornire la cisterna con la sostanza usata nei laboratori dell’università. Poi li si vede scendere un’ultima volta, probabilmente dopo aver mosso qualche valvola dell’impianto, senza più riuscire a risalire. Intanto ci sono i primi indagati per la tragica fine dei due addetti uccisi due giorni fa dalla fuoriuscita di azoto. Sono quattro persone, tra legali rappresentanti e amministratori delle aziende Sol e Autotrasporti Pè di Costa Volpino (Bergamo), iscritte nel registro degli indagati per l’ipotesi di omicidio colposo. Ora potranno nominare propri consulenti per affiancare quello scelto dalla Procura negli accertamenti tecnici irripetibili condotti da oggi sull’impianto. E sempre oggi potrebbe essere eseguita l’autopsia disposta dal pm Paolo Filippini che coordina le indagini.
La telecamera che ha ripreso le immagini acquisite dai carabinieri è collocata vicino al serbatoio ma in alto, quindi non riesce a mostrare se i due operai abbiano mosso o meno delle valvole della cisterna quando sono scesi nel locale, che non è coperto con un tetto ma è una sorta di incavo che contiene il serbatoio. L’autocisterna, invece, era parcheggiata a livello strada per il caricamento dell’azoto. È probabile che si sia verificato qualche problema mentre i due si apprestavano a rifornire il serbatoio e per questo potrebbero essere scesi più volte - e sempre senza maschere protettive - fino a che, a causa di una fuoriuscita dell’azoto, non sono più riusciti a risalire. Dalle stesse immagini si vede, tra l’altro, che uno dei due quando scende per la prima volta scavalca il cancello (chiuso) di accesso alle scale: poco dopo, l’altro operaio lo apre. Per far luce sul tragico incidente, oltre all’autopsia che chiarirà se Jagdeep Singh, 42 anni, e Emanuele Zanin, 46, dipendenti dell’azienda bergamasca, siano morti per congelamento o, come pare più probabile, per aver inalato l’azoto con conseguente congelamento dei polmoni, sarà necessario dunque esaminare l’impianto e l’autocisterna. Oggi verrà conferito l’incarico da parte del pm ad un ingegnere meccanico del Politecnico di Milano e anche le difese dei 4 indagati potranno nominare i propri consulenti, così come i legali dei familiari delle vittime. Tra i molti aspetti da verificare, oltre ai profili di sicurezza e di formazione dei lavoratori, c’è anche quello che attiene alla funzionalità dei sistemi di allarme, per capire se siano scattati a dovere, soprattutto in relazione alla fuga di azoto, gas del tutto inodore.