Palazzo Castiglioni. La storia e i segreti del gioiello del Liberty che fu la Ca’ di Ciapp

L’edificio del 1903 in corso Venezia apre al pubblico dopo il restauro svelando i suoi eleganti interni, tra pavoni dorati e fiori in ferro battuto.

Palazzo Castiglioni. La storia e i segreti  del gioiello del Liberty che fu la Ca’ di Ciapp

Palazzo Castiglioni. La storia e i segreti del gioiello del Liberty che fu la Ca’ di Ciapp

Tra le meraviglie di corso Venezia c’è un edificio che spicca su tutti gli altri. È Palazzo Castiglioni, una sorta di manifesto del Liberty meneghino, restituito all’antico splendore insieme al confinante Palazzo Bovara, dopo quasi due anni di restauro. Per l’occasione Confcommercio (proprietaria dell’edifico dal 1967) ha organizzato due giorni (ieri e oggi) di visite guidate, i cui posti disponibili si sono esauriti in poche ore. Un’occasione troppo ghiotta per i milanesi per scoprire un gioiello architettonico tanto originale all’esterno, a partire dalle finestre rotonde sul piano strada che sembrano scolpite in una caverna, quanto sorprendente all’interno, con le sue decorazioni in ferro battuto, ognuna delle quali potrebbe essere esposta in museo come pezzo unico.

Quella di Palazzo Castiglioni è una vicenda tanto turbolenta quanto affascinante, che attraversa 120 anni di vita milanese, e ne è una anche rappresentazione: i fasti della borghesia rampante dei primi del 900, l’ironia meneghina, la tragedia della guerra, la ricostruzione e il dibattito sulla memoria da conservare.

La storia inizia alla fine dell’800, quando Ermenegildo Castiglioni, nipote omonimo del ricco mercante di liquori e tessuti (partito dal niente e capace con intraprendenza e tanto lavoro di costruire un impero), decide di impegnare i (tanti) soldi ricevuti in eredità per costruire una grande dimora di famiglia su corso Venezia. Non una dimora qualsiasi però. Per progettarla infatti coinvolge un giovane architetto suo conoscente: Giuseppe Sommaruga, che inizierà la sua carriera da archistar del Liberty proprio dal palazzo dei Castiglioni. Sommaruga elabora il disegno seguendo gli stilemi dell’art nouveau europea. Movimento, decorazioni floreali, nastri, animali scolpiti sulla facciata principale e raffinate decorazioni in ferro, vetro, stucchi e tessuti all’interno. Per abbellire ulteriormente il portone coinvolge anche uno scultore molto noto al tempo: Ernesto Bazzaro. Il quale realizza due imponenti sculture di donne seminude che rappresentano la Pace e l’Industria. Terminati i lavori nel 1903 (l’apertura arriverà solo nel 1904) il palazzo fa subito scalpore. Non però per la sua stupefacente bellezza, quanto per lo scandalo di quelle due donne mezze nude. L’edificio diventa il bersaglio prediletto del Guerin Meschino, il popolare periodico satirico stampato a Milano dal 1882 che gli dedica anche una poesia: “L’è grapa fina, tutta grappa d’uga, lambiccada al lambich del Sommaruga“. L’edificio che doveva rappresentare un esempio di bellezza ed eleganza, viene ribattezzato dai milanesi la “Ca’ di Ciapp“, in riferimento proprio agli attributi delle due statue all’ingresso. Ancora prima di entrare in possesso della dimora, Castiglioni decide così di far rimuovere le due donne (verranno poi riciclate per la facciata laterale di villa Faccanoni, sempre del Sommaruga, nella vicina via Buonarroti) e far modificare l’ingresso.

Rimosse le “pietre dello scandalo“ la famiglia potè trasferirsi nello sfarzoso appartamento che occupava tutto il primo piano (gli altri quattro erano destinati ad essere affittati), per accedere al quale si percorre una scenografica scalinata arricchita da motivi floreali e decorazioni murali. Nel 1931 poi il palazzo fece il giro d’Italia grazie al cinegiornale dell’Istituto Luce, che realizzò un servizio sulle sfarzose nozze tra Adelaide Castiglioni, figlia di Ermenegildo, e la stella dell’aviazione Arturo Ferrarin, protagonista del raid aereo Roma-Tokyo nel 1920.

Durante la guerra il palazzo subì gravi danni, non tanto per i bombardamenti del 1943 (che colpirono duro in tutta la zona) quanto per l’occupazione dei tedeschi e, soprattutto, degli americani, che utilizzarono i raffinati arredi interni come legna da ardere. A causa dei costi di gestione e del degrado in cui versava l’edificio, la famiglia Castiglioni - che dal periodo bellico si era trasferita nelle scuderie che affacciano su via Marina - decise di vendere a Confcommercio nel 1967. Che, dopo un restyling concluso nel 19772, lo trasformò nella sua sede, con uffici e sale riunioni. Ancora oggi i dipendenti dell’associazione attraversano ogni giorno i corridoi di questo inestimabile tesoro cittadino.

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