Pagarono il coraggio con la vita. Sesto San Giovanni li ringrazia con 15 nuove pietre d’inciampo

"Per il secondo anno riporteremo alle loro case i deportati che furono strappati per sempre agli affetti, alla città e morirono nei lager. Non ci fermeremo finché non li avremo ricordati tutti".

Pagarono il coraggio con la vita. Sesto San Giovanni li ringrazia con 15 nuove pietre d’inciampo
Pagarono il coraggio con la vita. Sesto San Giovanni li ringrazia con 15 nuove pietre d’inciampo

Quest’anno saranno 15 le pietre d’inciampo che, tra sabato 13 e lunedì 15 gennaio, saranno posate a Sesto davanti agli edifici dove vivevano coloro che furono deportati e uccisi nei lager nazisti. Come è stato testimoniato dalle ricerche di Giuseppe Valota, per molti anni presidente della sezione cittadina dell’Aned, furono 573 i lavoratori delle fabbriche sestesi arrestati e inviati nei campi di sterminio: di questi 233 non fecero più ritorno e quelli portati via da Sesto furono 140. "La nostra sezione anche quest’anno continua il lavoro di memoria, ricordo e riconoscenza – commenta Alessandro Padovani –. Per il secondo anno riporteremo alle loro case i deportati che da qui sono stati portati via per sempre dalla loro città, dalle loro mogli e figli. Un lavoro lungo e pesante che non si fermerà fino a quando non saranno posate tutte le 140 pietre a ricordo dei 140 sestesi prelevati dai fascisti per essere consegnati ai nazisti e deportati nei campi di mezza Europa". Il tour per la posa delle 15 pietre, insieme all’artista Gunter Demnig (nella foto) che le ha create, toccherà tutta la città per ricordare Francesco Arriciati (piazza IV Novembre 9), Angelo Barbieri (via Filzi 7), Celeste Bolognesi (via Breda 20), Primo Bulgarelli (via Fiume 48), Alberto Buoso (via M. S. Michele 149), Natale Canducci (via Canducci 5), Raffaele Cardellini (via Giovanna d’Arco 17), Alessandro Donadoni (via Garibaldi 65), Aldo Guerra (viale Gramsci 104), Luciano Morganti Luciano (via Pascoli 13), Eliseo Picardi (via Colombo 39), Mario Piraccini (via Battisti 29), Severino Singia (via Toti 62), Luigi Tansini Luigi (via Bergomi 8) e Angelo Villa (via Giovanna d’Arco 54).

Le pietre d’inciampo sono un progetto monumentale europeo per tenere viva la memoria di tutti i deportati che non hanno fatto ritorno. Piccoli blocchi quadrati, ricoperti di ottone, posti davanti alla porta della casa nella quale ebbe ultima residenza: ne ricordano il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte. "È d’inciampo perché con la sua foggia ben visibile sul marciapiede e con le sue semplici notizie vuole spingere i passanti a chiedersi cosa sia quel blocco lucente e chi è quell’uomo o quella donna sinteticamente ricordato – spiega l’Aned –. In Europa, dal 1995, ne sono state installate già oltre 90mila".

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