operatori Rsa
operatori Rsa

Milano, 2 giugno 2020 - «Il personale è stato coinvolto nell’emergenza Covid-19, pagando un prezzo altissimo anche a seguito di ritardi nella fornitura di Dispositivi di protezione individuali (...) sarebbe assolutamente vergognoso che per ragioni burocratiche non fosse riconosciuto anche ai lavoratori dei nostri istituti lo stesso impegno". Sono alcuni dei passaggi di una dura lettera che la Rappresentanza sindacale unitaria dell’Azienda Servizi alla Persona (Asp) Golgi Redaelli, che gestisce Rsa in prima linea nell’emergenza coronavirus, ha indirizzato al governatore Attilio Fontana e agli assessori Giulio Gallera (Welfare) e Stefano Bolognini (Politiche sociali). Sono sul piede di guerra perché l’accordo firmato lo scorso 26 maggio tra la Regione e i sindacati Cgil, Cisl e Uil sul cosiddetto “bonus Covid“ per medici e infermieri escluderebbe il personale delle residenze per anziani, le Rsa dove sono dilagati i contagi. I medici in servizio nei reparti Covid degli ospedali lombardi riceveranno fino a 1.730 euro, gli infermieri e gli operatori sanitari del comparto fino a 1.250 euro "come riconoscimento concreto e tangibile dell’impegno di questi mesi". Non tutto il personale sanitario riceve la gratifica, ma i dipendenti delle Rsa chiedono di essere inclusi proprio per il loro lavoro in prima linea, equiparabile a quello nei reparti Covid degli ospedali.

Una protesta che non riguarderebbe solo il Golgi Redaelli, dove la Rsu "entrerà in stato d’agitazione adottando tutte le iniziative di protesta sindacali possibili", ma anche altre strutture milanesi in trincea come il Pio Albergo Trivulzio. Il sindacato di base Usb ha scritto all’assessore Gallera e al direttore generale dell’assessorato, Luigi Cajazzo, sottolineando le "enormi difficoltà che i lavoratori delle Rsa hanno dovuto affrontare nell’arginare la drammatica emergenza all’interno delle strutture". Di fronte a un’esclusione "incomprensibile, ingiustificata e ingiusta", chiede di "individuare le soluzioni necessarie ad estendere le misure a tutto il personale che oggi risulta escluso, a partire da quello delle Asp", le strutture che gestiscono le Rsa pubbliche sul territorio e altri servizi. Un malcontento che emerge anche leggendo i commenti sui gruppi Facebook dei lavoratori che si sentono "trattati come persone di serie B rispetto a chi lavora negli ospedali", dopo aver affrontato l’emergenza sanitaria con mascherine e dispositivi di protezione forniti con il contagocce. Operatori che hanno anche visto colleghi ammalarsi e morire. "L’accordo del 26 maggio – concludono i rappresentanti sindacali del Golgi – per equità, buon senso e correttezza non può che essere applicato anche alle Asp senza se e senza ma".