Ibrahim Abdou Akl
Ibrahim Abdou Akl

Milano, 17 agosto 2019 - Nessuna traccia dell’egiziano Ibrahim Abdou Akl, detto Magdi, scomparso in circostanze misteriose due anni e mezzo fa. Sospetti che si sono rivolti sul suo datore di lavoro, nell’ipotesi di una lite per motivi economici sfociata in un omicidio con occultamento di cadavere. Contraddizioni, indizi e anomalie ma, finora, nessuna “prova regina”, che potrebbe reggere un impianto accusatorio. Per questo la Procura di Milano potrebbe chiedere al gip l’archiviazione dell’inchiesta che vede indagato a piede libero per omicidio volontario il figlio 40enne dal titolare della piccola ditta milanese, in zona Rogoredo, dove l’egiziano di 60 anni lavorava. Indagine che, anche se archiviata, in futuro potrebbe sempre essere riaperta se dovessero emergere elementi nuovi.

Le tracce dell’operaio, descritto come una persona metodica e abitudinaria, dedita al lavoro, si sono perse il 2 agosto del 2017. Anche a causa della sua indole, poco incline ai colpi di testa, presto gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dai pm Paolo Filippini e Leonardo Lesti, hanno escluso l’ipotesi di un allontanamento volontario. Ed è emerso anche il possibile movente: frizioni per motivi economici. L’operaio voleva chiudere il rapporto di lavoro con la ditta che rigenera cassette recuperate dai mercati ortofrutticoli per tornare in Egitto dai familiari (il figlio è pm e il padre giudice in una cittadina egiziana) chiedendo 100 mila euro di Tfr. Somma che per l’imprenditore era troppo alta: riteneva che spettassero al dipendente solo 25mila euro. Nella ditta è scoppiata una discussione finita nel sangue? Le indagini si sono orientate sul figlio del titolare per il movente e anche per un “buco” di diverse ore, durante le quali il telefono cellulare del 40enne risulta spento. Un arco temporale ritenuto sufficiente per nascondere il cadavere nei pressi dell’azienda oppure in qualche zona isolata, anche a una certa distanza da Milano. Il perimetro della ditta e altre aree tra Rogoredo e Corvetto sono state setacciate con i cani molecolari, ma l’esito è stato negativo e le ricerche si sono interrotte. Sono state vagliate attentamente anche le salme non identificate rinvenute nel raggio di diversi chilometri.

Nessuna potrebbe corrispondere al profilo di Magdi, il cui Dna è stato estrapolato dallo spazzolino da denti. Prima di sparire nel nulla l’operaio è rimasto al lavoro fino alle 19.30, orario in cui ha firmato un atto. Il 40enne, interrogato a piede libero, ha sostenuto di essere andato via dall’ufficio alle 18. Il suo cellulare risulta però agganciato a una cella nella zona alle 20.05. Da allora rimane spento per tutta la notte, non è più rintracciabile. La moglie, che si trovava in vacanza fuori Milano, cerca di contattarlo diverse volte. Lui “riemerge” alle 22, chiamandola dal telefono fisso di casa. Poi nessun segnale fino al mattino. Lui ha sostenuto che il telefono era spento perché malfunzionante. Un comportamento che gli inquirenti considerano sospetto, proprio il giorno della scomparsa del dipendente che, dopo due anni, resta avvolta nel mistero. Intanto i familiari hanno lanciato un ultimo appello, attraverso la trasmissione “Chi l’ha visto?”: «Se qualcuno sa qualcosa si faccia avanti, ci aiuti».