NICOLA PALMA
Cronaca

Omicidio nel carcere di Opera, detenuto uccide il suo compagno di cella dopo una lite

Domenico Massari, che sta scontando l’ergastolo per aver ammazzato l’ex moglie, ha colpito Antonio Magrini alla testa e poi lo ha strangolato

L'ingresso del carcere di Opera. A destra, Domenico Massari

L'ingresso del carcere di Opera. A destra, Domenico Massari

Milano – Un detenuto del carcere di Opera è stato ucciso dopo una lite con un altro detenuto suo compagno di cella da 4 mesi. Domenico Massari, 59 anni, che sta scontando l’ergastolo per l’omicidio dell’ex moglie Deborah Ballesio, avrebbe ucciso, colpendolo alla testa con un oggetto e poi strangolandolo con la cintura dell’accappatoio Antonio Magrini, 68 anni, che stava scontando una condanna per spaccio di droga. 

In base a quanto ricostruito, l’aggressione fatale sarebbe avvenuta intorno alle 22.30, circa due ore dopo la chiusura delle celle, al culmine di una discussione per motivi banali tra due detenuti riguardante la condivisione degli spazi detentivi nel reparto Stato di Trattamento avanzato. I due detenuti – fanno sapere dal carcere – non avevano mai dato segni di tensione, né avuto richiami disciplinari. 

“Ogni giorno – dice Calogero Lo Presti, coordinatore regionale per la Fp Cgil Polizia Penitenziaria della Lombardia –  la Polizia Penitenziaria deve confrontarsi con i gravi problemi che affliggono il sistema penitenziario italiano. Il sovraffollamento, unito alla carenza di personale hanno determinato un ambiente estremamente difficile e pericoloso per tutte le persone detenute e per il personale che vi lavora. È urgente che l'amministrazione penitenziaria e il Governo prendano seri provvedimenti per affrontare e risolvere queste criticità”.

Da inizio anno, ha ricordato il coordinatore nazionale Fp Cgil Polizia Penitenziaria Mirko Manna "ci sono stati 32 suicidi di detenuti nelle carceri italiane, 4 suicidi tra gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria e ora un omicidio all'interno del carcere di Milano Opera. Sono tragedie che segnalano una crisi inequivocabile dell'intero sistema penitenziario italiano”.

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