Il sindaco Beppe Sala (NewPress)

Milano, 26 giugno 2018 - «Le Olimpiadi invernali del 2026? La scelta è anche politica. Proprio perché è politica, io lo dico prima: accetterò qualunque decisione del Governo. Ma mi permetto di fare una piccola segnalazione. A occhio e croce, ha più probabilità di vincere una città come Milano che non ha mai fatto un’Olimpiade, è reduce dal successo dell’Expo 2015 ed è considerata una città internazionale piuttosto che una città come Torino che ha organizzato le Olimpiadi invernali 12 anni fa. Il buon senso dice questo. Se poi si decidesse di privilegiare Torino, non farò polemiche». Parole del sindaco Giuseppe Sala, sempre più convinto che il capoluogo lombardo meriti di essere la candidatura italiana per i Giochi del 2026. In corsa ci sono anche Torino e Cortina d’Ampezzo. Oggi la sindaca del capoluogo piemontese Chiara Appendino sarà a Roma per presentare il dossier di Torino. E il dossier milanese? «Dipende cosa si intende per dossier – mette i puntini sulle “i’’ Sala –. Meglio ricordare i passaggi per arrivare alla candidatura. In questa settimana il Governo, con il Coni, dovrà prendere una decisione sulla città italiana da candidare ai Giochi del 2026. Poi dovrà portare questa candidatura al Cio per ottobre. E da lì ci saranno alcuni mesi, più o meno fino a febbraio, per presentare il dossier. Oggi, quindi, non si tratta di dossier, ma di presentazioni delle qualità delle città».

Precisazione a parte, qual è la strategia di Milano nella corsa verso la candidatura? «Io e il presidente della Regione Attilio Fontana abbiamo inviato il nostro piccolo dossier a Giancarlo Giorgetti (il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla Sport, ndr) per segnalare la nostra idea e la nostra proposta», racconta il sindaco, che subito dopo parte in pressing: «Nell’interesse di tutte le città candidate, il Governo deve fare in fretta. Sì, perché mi torna alla memoria la complessità del dossier Expo. Fare un dossier per vincere contro Stoccolma, Graz e le altre candidate per le Olimpiadi 2026 vuol dire quattro-cinque mesi di intenso lavoro in cui non si deve solo spiegare il villaggio olimpico, ma anche dare garanzie su ospitalità, aeroporti, mobilità, sicurezza».

Sala incalza il Governo e Giorgetti un paio di ore dopo sottolinea che «sull’Olimpiade il Governo parlerà presto e parlerà chi deve parlare. Ci confronteremo a brevissimo, forse anche prima del 10 luglio», il giorno in cui è fissata la riunione del Consiglio nazionale del Coni. Il presidente del Comitato olimpico nazionale italiano Giovanni Malagò ha già fatto intendere che punta su Milano come città capofila per la candidatura, ma il Governo dovrà sciogliere un nodo politico: puntare su Milano (governata dal centrosinistra) in asse con la Lombardia (guidata dal centrodestra) oppure su Torino (governata dal M5S)? Sala lo ricordava nella sua prima risposta: la scelta è anche politica.