INDAGINI L’inchiesta della polizia iniziata dalla strana scomparsa di Tula è approdata alla scoperta del cadavere in pochi giorni Ora il fascicolo passerà alla Procura di Lodi
INDAGINI L’inchiesta della polizia iniziata dalla strana scomparsa di Tula è approdata alla scoperta del cadavere in pochi giorni Ora il fascicolo passerà alla Procura di Lodi

Milano, 15 marzo 2019 - Un regolamento di conti tutto interno alla MS-13, la feroce gang di latinos d’importazione centroamericana da anni radicata a Milano. È la pista che avrebbero seguito gli investigatori della polizia, stando alle prime informazioni a disposizione, per risolvere il caso dell’omicidio di Ernesto Odir Barrientos Tula, salvadoregno di 34 anni ammazzato a coltellate e poi seppellito in un campo, nei pressi di una cascina abbandonata di San Giuliano Milanese. A ucciderlo sarebbero stati tre connazionali, fermati nei giorni scorsi e accusati di omicidio in concorso aggravato dalla premeditazione e occultamento di cadavere; indagato per favoreggiamento un altro salvadoregno, colui che avrebbe accompagnato in auto i tre assassini e la vittima nel luogo in cui è stato poi rinvenuto il corpo senza vita. Stando a quanto siamo riusciti a ricostruire (sulla vicenda vige ancora il massimo riserbo), la scomparsa di Barrientos Tula è stata denunciata dai parenti alla Questura di Milano a metà della scorsa settimana; da lì sono partiti immediatamente gli approfondimenti investigativi, affidati alla Squadra Mobile. La prima svolta è arrivata nella mattinata di sabato 9, quando è stato ritrovato il cadavere del 34enne, che presentava profonde ferite da arma da taglio all’addome.

Martedì gli agenti hanno chiuso il cerchio, sottoponendo a fermo di indiziato di delitto disposto dalla Procura di Milano (anche se adesso gli atti sono stati trasmessi a quella di Lodi, competente sul territorio di San Giuliano) tre salvadoregni di età compresa tra 21 e 31 anni; denunciato un 35enne, il conducente della macchina che avrebbe trasportato i quattro sul luogo del delitto. Sia gli indagati che la vittima facevano parte della MS-13, la Mara Salvatrucha, la pandilla più volte finita nel mirino degli inquirenti milanesi. Conseguenza: l’ipotesi più probabile è che il 34enne sia stato ucciso per questioni interne alla banda, forse perché aveva fatto qualche sgarro a un altro affiliato.

Decapitata l’8 ottobre 2013 da un’indagine della Squadra mobile, che all’epoca ne svelò codici di comportamento e riti d’iniziazione, periodicamente la gang della MS-13 torna a farsi sentire. Era già successo nel novembre scorso, quando la polizia aveva arrestato i tre salvadoregni Elias Ernesto Avalos Cabrera alias «Malia» di 24 anni, Jose Isabel Mendez Duran alias «Psycho» di 38 e William Alfredo Campos Ronquillo alias «Blanco» di 20 e il 24enne honduregno Daniel Alejandro Mayorga Bonilla alias «Catracho», ritenuti gli autori della violenta aggressione subita da un 17enne all’uscita da una discoteca di via Toffetti, in zona Rogoredo a Milano: i quattro, all’alba del 3 giugno 2018, avevano preso di mira il minorenne per una banale discussione all’interno del locale, prendendolo a calci e pugni; poi Cabrera (l’unico accusato di tentato omicidio e non per rissa aggravata come gli altri tre) l’aveva colpito alla schiena con un punteruolo.

Le indagini della sezione «Criminalità straniera» della Mobile avevano accertato che «Malia» e «Psyco» erano a tutti gli effetti membri della MS-13, mentre «Blanco» e «Catracho» erano a un livello più basso, quello dei fiancheggiatori della banda. Il gergo che usavano era quello della Mara, così come i luoghi di ritrovo e l’abitudine di andare sempre in giro con le lame. Soldati in erba. Pericolosi non tanto per la capacità di gestire attività illecite, avevano spiegato allora gli inquirenti, quanto per l’assenza di scrupoli nel compiere atti violenti senza un perché. L’omicidio di Barrientos Tula, invece, va verosimilmente inserito in un altro contesto: quello del regolamento di conti tra i componenti della gang.