Francesca Bernini
Francesca Bernini

Milano, 7 luglio 2019 - "A settembre la maturità mi sembrava lontanissima, non sapevo neppure se avrei sostenuto gli esami. Questa conquista per me è carica di significato: ho ripreso in mano la mia vita". Non solo Francesca Bernini, 18 anni, quest’anno si è diplomata al liceo scientifico Alexis Carrel ma si è meritata il massimo dei voti, sostenendo una prova di maturità che ha colpito la commissione intera. A settembre era ricoverata in ospedale. "Ho iniziato ad avere qualche difficoltà e disturbo alimentare all’improvviso, un paio di anni fa, l’ultima cosa che pensavo potesse succedermi - spiega Francesca - in quarta ho cominciato con le visite di controllo, il punto più critico l’ho raggiunto all’inizio della quinta, non andavo più a scuola: per il primo trimestre sono stata ricoverata all’ospedale di Varese. Tutti, prof inclusi, mi ripetevano di dare priorità alla salute, di non pensare agli esami, ma io sono una testa dura". Ogni giorno si faceva inviare gli appunti dai compagni di classe per tenersi alla pari. "Ero nel reparto di neuropsichiatria infantile che avevano appena aperto - continua -, qui c’è stata una bella occasione: è partita l’iniziativa 'scuola in ospedale', con docenti e volontari in reparto. Storia e letteratura le studiavo da sola, ma per matematica e fisica mi ha aiutato un professore che sentiva i miei coordinatori di classe. È stato un passo fondamentale: mi ha dato un assaggio della quotidianità. Quando sei in ospedale sei fuori dal mondo. Tornare a “fare scuola” mi ha risvegliato, ho riassaggiato aspetti a cui stavo rinunciando". Famiglia, amici, lezioni. «C’è stato un altro aspetto determinante - spiega Francesca - i miei genitori non potevano venire a trovarmi tutti i giorni, è stato un taglio netto. Mi sono trovata davanti a una scelta: continuare a vivere così, in quel modo, che alla fine era quasi una non-vita, insopportabile, o riconquistarmi tutto. È stato faticoso ma così ho fatto. Per tre mesi ho avuto il sondino, piano piano ho ricominciato con l’alimentazione finché non me l’hanno tolto». Dopo tre settimane è stata dimessa, è tornata a casa per le vacanze di Natale, da gennaio è rientrata in classe e ha messo in fila i tasselli, l’uno dopo l’altro. "Ogni cosa che prima sembrava scontata o una banalità era un’occasione, un evento straordinario – sorride Francesca –. Sono tornata con molta più consapevolezza di prima. Anche nello studio. Ho sempre studiato molto, è vero, ma l’approccio è stato diverso: ho iniziato a gustarmi ogni pagina. Avevo perso tutto, l’ho riconquistato e l’ho elevato al massimo".

E a giugno si è presentata puntuale agli esami finali. Al colloquio ha trovato una citazione di Nietzsche: "Non ci sono fatti, ma solo interpretazioni". Così ha cominciato il suo viaggio fra relativismo e soggettivismo, toccando le maschere di Pirandello, spingendosi oltre la frammentazione della realtà in matematica - col calcolo integrale «che parte con frammentare in tanti pezzettini una realtà che non si riesce a conoscere per arrivare a un’idea il più possibile vicina» - arrivando alla divisione del metabolismo in chimica, a Tacito, all’Europa divisa da guerre e ideologie e in cerca di identità in storia."«All’inizio il nuovo esame era un’incognita ma penso dia la possibilità di mettere in gioco le competenze acquisite, è stato un coronamento - confessa -: se si maneggiano abbastanza facilmente gli argomenti si può dare una visione molto personale e d’insieme che a un’interrogazione a domande dirette e separate non sarebbe possibile". Ha portato tutta se stessa all’esame, anche raccontando la sua esperienza di alternanza scuola-lavoro e le sue battaglie.

"Un'esperienza profonda - ricorda - in terza ho fatto uno stage in un centro di riabilitazione per disabili. Già al termine del progetto ero contentissima di avere incontrato questi ragazzi unici. Poi mi sono trovata dall’altra parte: ero io in difficoltà, aiutata da volontari, ho sperimentato la loro prospettiva e ho dato ancora più significato a questa esperienza, al valore delle persone che non vengono misurate in base a fragilità, handicap, performance fisica o intellettuale, ma in base alla loro dignità. Racconto la mia storia perché possa servire ad altri, è il messaggio profondo che mi porto a casa e che voglio condividere". Prossimo viaggio: Lettere moderne all’Università Cattolica di Milano. "Indipendentemente da quello che farò da “grande”, coltivo quello che mi piace, che mi corrisponde, non do nulla per scontato e prendo in mano la vita".