Roberto Maroni (Newpress)
Roberto Maroni (Newpress)

Milano, 16 ottobre 2018 - Il procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco ha presentato ricorso alla Corte d'Appello contro l'assoluzione dell'ex governatore lombardo Roberto Maroni dall'accusa di induzione indebita nel processo con al centro le presunte pressioni che avrebbe messo in atto per favorire due ex collaboratrici di quando era ministro dell'Interno.

L'esponente leghista, infatti, è stato condannato lo scorso giugno a un anno, pena sospesa, e a 450 euro di multa ma solo per l'imputazione di turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente. La Procura, invece, con l'atto di impugnazione, depositato in appello, chiede che Maroni venga condannato per tutte e due le accuse. Nei prossimi giorni, tra l'altro, verrà depositato in appello anche il ricorso dell'ex presidente della Regione Lombardia, difeso dall'avvocato Domenico Aiello, per chiedere l'assoluzione da tutte le accuse. Lo scorso 18 giugno, infatti, la quarta sezione del Tribunale milanese aveva ritenuto Maroni responsabile di aver fatto pressioni per far ottenere un contratto di collaborazione con Eupolis, ente di ricerca della Regione Lombardia, alla sua ex collaboratrice Mara Carluccio. Gli stessi giudici, però, avevano stabilito che non aveva fatto pressioni per fare inserire, a spese di Expo, Maria Grazia Paturzo, altra ex collaboratrice, nella delegazione che, nell'ambito del World Expo Tour tra il 30 maggio e il 2 giugno 2014, aveva come meta Tokyo.

È caduta, quindi, l'accusa più pesante, quella di induzione indebita. E ad un anno, pena sospesa, è stato condannato anche l'allora capo della sua segreteria politica al Pirellone, Giacomo Ciriello. I giudici hanno anche inflitto 10 mesi, 20 giorni e 300 euro di multa all'ex segretario generale della Regione Lombardia Andrea Gibelli, 6 mesi e 200 euro di multa a Mara Carluccio, l'unica a vedersi riconosciute le attenuanti generiche. La presenza di Maria Grazia Paturzo «nella delegazione del viaggio a Tokyo», aveva spiegato Fusco nella requisitoria, «era dettata esclusivamente dalla relazione affettiva» con Roberto Maroni ed è «in questo contesto che si inserisce la condotta di Maroni affinché la società Expo si accollasse le spese». Da qui il ricorso in appello del procuratore aggiunto. Il pm in primo grado chiese e ottenne dai giudici anche la trasmissione degli atti per falsa testimonianza per Paturzo, per Isabella Votino, portavoce dell'ex governatore, e per l'avvocato Cristina Rossello, amica di Paturzo e parlamentare di Forza Italia. Trasmissione degli atti che ha originato una nuova indagine.