Marley a San Siro, lo stadio diventa musica

L’ex ministro Bonisoli: "C’ero, fu un evento epocale che, dopo gli Anni di Piombo, fece voltar pagina ai concerti. Molti fumavano marijuana"

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Quarantanni e non sentirli. Il 27 giugno 1980 Bob Marley inaugurava l’era dei concerti allo stadio di San Siro. Un evento epocale per la musica dal vivo a Milano e in Italia. Cade il 40° anniversario e sui social chi ha avuto la fortuna di assistere allo show dell’artista giamaicano scrive con orgoglio "io c’ero". È il caso dell’ex ministro dei Beni culturali, ora presidente di Formez Pa, Alberto Bonisoli, grillino doc.

Bonisoli, può dire “io c’ero’’?

"Sì, è stato un concerto molto importante per la mia formazione personale. Avevo 18 anni, avevo appena fatto la maturità e dopo quell’estate avrei iniziato a frequentare la Bocconi. Avevo i capelli, e lunghi. Ricordo bene che quello fu il primo, vero, grande concerto in Italia dopo gli Anni di Piombo. Anche se poco più di un mese dopo, il 2 agosto, ci fu la bomba alla stazione di Bologna. Ricorda le contestazioni ai concerti al Palalido? Il concerto di Marley fu come voltar pagina. Da quel momento, almeno nel mondo della musica in Italia, è cambiato tutto. Un esempio? Nel 1978 andai a vedere un concerto di Vasco Rossi in un campetto a Cremona, dove sono cresciuto. Vasco fu contestato. Gli tirarono delle lattine. Era il tempo dell’autoriduzione. Ridicolo, a ripensarci oggi".

Il 27 giugno 1980, invece, arrivò Marley al Meazza e...

"Io partii da solo da Cremona e arrivai davanti a San Siro in largo anticipo, alle 13. Quando entrai nello stadio, andai direttamente nel prato. Ero piuttosto vicino al palco, posizionato davanti alla Curva Nord".

Andò a San Siro perché le piaceva Bob Marley o per la rilevanza dell’evento in sé?

"Non ero un fanatico del reggae, ero lì soprattutto per l’evento. Certo, Marley allora aveva una dimensione internazionale. Lo si capiva anche perché uno degli artisti di apertura era Pino Daniele. C’era pure la Average White Band, un gruppo scozzese che suonava il funky e venne pesantemente contestato. Gli tirarono contro di tutto sul palco. Per tutta risposta il bassista alla fine si abbassò i pantaloni".

Intanto lo stadio si riempiva, si parlò di 100 mila spettatori.

"Sì, c’erano tantissime persone. E ai lati del campo banchetti che vendevano marijuana".

Le cronache raccontano di un consumo spropositato di marijuana, anzi di ganja, come la chiamava Marley.

"È verissimo. Io non fumavo e non ho mai fumato, ma ricordo che era una specie di zona franca per chi fumava marijuana".

Poi sul palco salì lui...

"Ne ho un ottimo ricordo, dal punto di vista musicale fece tutto quello che da lui ci si aspettava, cantò moltissimo. E sugli spalti del Meazza si accesero piccoli falò. La gente uscì stanca ma soddisfatta dallo stadio".

Dalla storia alla cronaca. L’emergenza Covid ha messo in ginocchio il mondo della musica dal vivo. Quando si tornerà alla normalità?

"Intanto i concerti estivi sono stati rimandati di un anno...".

E i lavoratori del mondo dello spettacolo scendono in piazza. Si sentono dimenticati.

"Hanno ragione da vendere. C’è un distacco concettuale tra la realtà di questo mondo e come viene percepito".

Il Governo deve fare di più?

"Penso a un supporto diretto al reddito per i lavoratori dello spettacolo. Qualche soldo in più per questa categoria io lo tirerei fuori. Poche decine di milioni di euro, ma che potrebbero fare la differenza".

Ultima domanda: meglio il Meazza o un nuovo stadio?

"Non conosco nei dettagli il progetto dei club, ma non ho tabù. Con due raccomandazioni. La prima: il progetto guardi ai prossimi 30 anni, non ai prossimi 3. La seconda: sviluppare volumetrie anche nel sottosuolo".

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