Nel negozio d’abbigliamento di corso Vittorio Emanuele sono intervenuti i carabinieri
Nel negozio d’abbigliamento di corso Vittorio Emanuele sono intervenuti i carabinieri

Milano, 16 settembre 2019 - Decine di foto nella memoria del cellulare. Istantanee di nascosto, acquattato dietro le tendine dei camerini o nascosto dalla calca sui treni della metropolitana. Un vero e proprio seriale dello scatto rubato, a sfondo sessuale. Il trentottenne, incensurato e residente in provincia di Milano, è stato scoperto venerdì pomeriggio da una sua «vittima», che nel giro di pochi minuti era già finita in una quindicina di filmati della durata di pochi secondi l’uno: subito bloccato dal personale di sicurezza, il voyeur è stato poi denunciato dai carabinieri del Nucleo Radiomobile, d’intesa con il pubblico ministero di turno Maurizio Ascione, per il reato di interferenze illecite nella vita privata; l’i-Phone, che l’uomo ha consegnato spontaneamente ai militari una volta «pizzicato», è stato messo sotto sequestro per svolgere ulteriori accertamenti sul materiale archiviato all’interno e cercare di individuare le altre vittime del seriale.

La vicenda, secondo quanto siamo riusciti a ricostruire, inizia attorno alle 16.45 di tre giorni fa in corso Vittorio Emanuele, nell’area camerini del punto vendita di una notissima catena di abbigliamento. Una ventisettenne di origine turca sta provando alcuni vestiti quando si accorge che qualcuno la sta filmando; a quel punto, contatta immediatamente una dipendente del negozio e le segnala lo sconosciuto, fermato dagli addetti alla sorveglianza. Pochi minuti dopo arrivano sul posto gli investigatori dell’Arma, ai quali il trentottenne consegna il cellulare con il quale avevano ripreso la donna. Da una prima verifica sul telefono vengono fuori 15 filmati di pochi secondi, tutti con protagonista la ventisettenne in reggiseno e slip. La donna sporge denuncia, il presunto maniaco dei camerini viene accompagnato in caserma per ulteriori accertamenti. Accertamenti che fanno emergere un autentico archivio di foto e video, messi insieme in diversi giorni e in più luoghi: ventiquattro ore prima, giovedì, l’uomo aveva fatto la medesima cosa nello stesso negozio del centro, e nelle settimane precedenti aveva «colpito» diverse volte sui convogli della metropolitana, abbassando il cellulare all’altezza delle ginocchia per fotografare le passeggere sotto la gonna.

Risultato: telefono sotto sequestro e denuncia per interferenze illecite nella vita privata. Vale a dire la fattispecie di reato, prevista dall’articolo 615 del codice penale, che punisce «chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614 (quello sulla violazione di domicilio, ndr), è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni». Rischia la stessa pena « chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute» nei modi indicati nella prima parte dell’articolo 615.