Il solito tam tam sui social network: "Ci vediamo in piazzale Loreto alle 14". Poi il cambio di location: "Ci vediamo in piazza Duomo alle 19, venite in tanti". La mobilitazione dal basso, senza sigle né movimenti riconosciuti. E i timori per le possibili infiltrazioni di estrema destra, anarchici o delinquenti comuni, come già accaduto due settimane fa al corteo non autorizzato da corso Buenos Aires alla sede della Regione. Alla fine, però, tutto si è svolto senza tensioni né problemi di ordine pubblico. È la...

Il solito tam tam sui social network: "Ci vediamo in piazzale Loreto alle 14". Poi il cambio di location: "Ci vediamo in piazza Duomo alle 19, venite in tanti". La mobilitazione dal basso, senza sigle né movimenti riconosciuti. E i timori per le possibili infiltrazioni di estrema destra, anarchici o delinquenti comuni, come già accaduto due settimane fa al corteo non autorizzato da corso Buenos Aires alla sede della Regione. Alla fine, però, tutto si è svolto senza tensioni né problemi di ordine pubblico.

È la cronaca della giornata di ieri sul fronte delle proteste contro il lockdown in Lombardia, che ha radunato in centro circa 200 persone tra ristoratori, ambulanti e rappresentanti di altre categorie colpite dalle chiusure dettate dall’ultimo decreto anti-contagi da coronavirus. Il primo appuntamento è in programma in piazzale Loreto nel primo pomeriggio: "Facciamoci sentire con i fischietti. Facciamoci vedere con le bandiere", il volantino sul web. Alle 15, sostiene un altro manifestino nero che circola sulle chat, ci sarebbe un altro presidio a Palazzo Lombardia. In realtà, non si vede anima viva né in Baires né in via Gioia, anche perché le zone sono presidiate da carabinieri e polizia. In serata, alle 18, l’attenzione si sposta in piazza Duomo: la manifestazione, autorizzata, è scandita dalle urla "Vergogna" e "Dimissioni", indirizzate al premier Giuseppe Conte. Qualche tricolore, cartelli tipo "Fateci lavorare, chiudendo i locali il virus non diminuirà" e un po’ di frasi che sembrano mettere in dubbio la veridicità dei dati sanitari che hanno portato alla zona rossa.

I riflettori finiscono ben presto su personaggi pittoreschi: dalla titolare di un negozio di toelettatura con due barboncini al guinzaglio all’uomo che accusa i politici di aver lasciato l’Italia "a spagnoli e indiani". Senza dimenticare l’attrice Sijia Chen del gruppo "All in Venice", vestita da sposa come in altre occasioni (vedi foto in piazza Cordusio davanti ai militari schierati in tenuta antisommossa): "Voglio lanciare un messaggio d’amore in questo momento difficile", il suo mantra. Peccato che una ristoratrice poco dopo se la prenda proprio con i "cinesi di m..." ai quali il Governo vorrebbe "svendere il nostro Paese". Risultato: ragazza in lacrime ("Sono cresciuta qui, i miei genitori hanno un bar acquistato con molti sacrifici...") e incidente diplomatico ricomposto a fatica con le scuse dell’oratrice anti-Repubblica popolare ("Non ce l’avevo con te..."). Attorno alle 20, tutti a casa. "Questa l’abbiamo organizzata in quattro giorni e ne faremo altre, non ci fermeremo", la promessa.

Nicola Palma