
"L’infanzia non si appalta". Striscioni davanti al nido
"Nessun preavviso e nessun coinvolgimento delle famiglie, qui si parla dei nostri bambini": esternalizzazione del nido “A piccoli passi”, due giorni dopo il consiglio comunale dell’ufficializzazione, e a 48 ore dal bando che selezionerà l’operatore subentrante, esplode la rabbia dei genitori. Ieri mattina si sono trovati davanti al nido e hanno affisso striscioni: "I conti non tornano? Pagano i bimbi"; "L’infanzia non si appalta".
Nel pomeriggio sono stati rimossi dalla polizia locale. "Pazzesco - i genitori - : non è più lecito nemmeno il dissenso". Clima rovente. Per la settimana entrante è previsto un sit in davanti allo storico istituto. Il 6 giugno dovrebbe tenersi, già convocata, una assemblea a scuola alla presenza dell’amministrazione comunale e delle famiglie. Risale alla fine della settimana il consiglio in cui, tramite una variazione di bilancio, l’Amministrazione ha ufficializzato la scelta di esternalizzare lo storico nido: primo obiettivo quello, sistemati i conti, di portare i posti da 40 a 60. Immediata la levata di scudi del pd. Ieri l’insurrezione di un gruppo folto di genitori. "L’azione dell’Amministrazione è senz’altro legittima. Ma per noi genitori non condivisibile - spiegano. - In primis, abbiamo saputo solo ieri mattina, a cose decise. E c’è un problema di fondo: il risparmio sull’educazione, sull’assistenza ai bambini". Il tema educatrici. "Possono scegliere, se bene abbiamo compreso, fra un passaggio al nuovo operatore o il trasferimento in municipio. È ovvio che la gran parte sceglierà quest’ultimo, per legittima autotutela. Ed ecco gettate al vento professionalità storiche. Questo nido eroga un servizio di qualità elevatissima, è una perla. Era una scelta da ponderare meglio, e con maggiore rispetto". Nuova replica del sindaco Antonio Fusé: "Abbiamo spiegato le motivazioni, e torneremo a spiegarle ai genitori. Non vi era altra strada. Il bando è di massima garanzia, il comune manterrà il timone, le famiglie non hanno nulla, nulla da temere". Gli striscioni rimossi? "Doveroso. Il dissenso è lecito, ma va espresso in altra maniera".