L’arte del Politecnico. Scenografie di 80 studenti e uno spettacolo itinerante per salvare la chiesetta

Dall’appello del parroco alla creazione dell’evento col Teatro Arsenale: "Così sveleremo la storia della parrocchia di San Gioachimo e del quartiere".

L’arte del Politecnico. Scenografie di 80 studenti e uno spettacolo itinerante per salvare la chiesetta

L’arte del Politecnico. Scenografie di 80 studenti e uno spettacolo itinerante per salvare la chiesetta

"Una storia spettacolare", quella della chiesa di San Gioachimo, raccontata e messa in scena dalla Scuola del Teatro Arsenale e dagli studenti del Politecnico di Milano, che hanno curato, progettato e costruito le scenografie. L’impresa - altrettanto spettacolare - comincia nelle aule di Architettura del campus Leonardo da Vinci. Qui ogni anno prende forma il corso di Scenografie e spazi della rappresentazione: un corso di lunga tradizione, opzionale, che richiama molti studenti. Anche perché non è pura teoria. "Ogni anno mi arrabatto con teatri e sponsor per fare in modo che si interfaccino col mondo del fare, realizzando scenografie per spettacoli veri. Ne abbiamo fatte di ogni", sorride il professore Pierluigi Salvadeo.

Tra gli alleati del corso c’è la regista Marina Spreafico, del Teatro Arsenale. "È particolarmente propensa a questi lavori, si occupa di teatro di ricerca anche in spazi originariamente non deputati a ospitare spettacoli, come musei e chiese", ricorda Salvadeo. Quest’anno a dare il la a questa "storia spettacolare" è stata una chiamata: don Marco Busca, parroco della chiesa di San Gioachimo, chiedeva aiuto. Stanno restaurando e salvando gli affreschi della chiesa neoclassicheggiante, realizzata dall’architetto Enrico Terzaghi nel 1885 accanto a quella che era la vecchia stazione Centrale. "Mi ha chiesto di inventarmi qualcosa per dare visibilità ai lavori, per spiegare quello che stanno facendo, pensava a una conferenza", racconta il professore di Architettura, che ha alzato l’asticella: "Perché invece non pensare a un racconto in forma di spettacolo per ripercorrere la storia di questa chiesa di frontiera? È tra via Fara e i grattacieli, tra la multietnica Stazione Centrale e le aree del progetto Porta Nuova. Un tempo lì accanto scorreva il Naviglio, c’era la Pirelli. Tanti ci passano accanto e non si accorgono che quello è stato un punto nevralgico per la città". Non sarà un semplice spettacolo, ma un racconto itinerante, a tappe, fuori e dentro la chiesa. "Abbiamo ripreso la tradizione medievale, del teatro che esce dal teatro, e cercato con gli studenti di costruire scenografie mobili che non sono sufficienti a sé stesse, entrano in relazione con lo spazio esistente". In 80 si sono messi all’opera per realizzare le 12 tappe, sui fogli, al pc, con plastici e modellini fino ad arrivare alle strutture vere, che saranno montate in queste settimane in vista dell’appuntamento: 18 gennaio, alle 18.30, 19 e 19.30. Marina Spreafico ha curato le scelte drammaturgiche, la loro messa in scena e la regia. "Spostandoci da dentro a fuori e da fuori a dentro, indagheremo attraverso le scenografie progettate e realizzate dagli studenti del corso di scenografia, la fitta rete di relazioni e di rimandi tra l’architettura della chiesa, la città, la storia che si narra e il tempo della sua rappresentazione – conclude Salvadeo –: una drammaturgia che, scardinando il classico regime narrativo del dramma, non sarà solo da osservare e da ascoltare, ma anche da percorrere e da visitare. Qualcosa che sta tra un happening, una passeggiata in città, una visita ad una mostra d’arte e una festa a palazzo".

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