REDAZIONE MILANO

La Provvidenza è diventata dolce. Una torta per i Promessi Sposi

Il ristorante milanese don Lisander presenta "La Provvidenza", torta ispirata a "I Promessi Sposi". Vittorio Feltri la descrive come semplice e armoniosa, con ingredienti locali. Costa 40 euro e sarà presto disponibile in città.

Lo chef del ristorante Don Lisander Massimo Moroni con la torta La Provvidenza ispirata ai “Promessi Sposi“

Lo chef del ristorante Don Lisander Massimo Moroni con la torta La Provvidenza ispirata ai “Promessi Sposi“

È divina la Provvidenza, filo d’oro e di seta che ricama il romanzo “I Promessi Sposi”. Ma anche agli uomini si chiede di attuarla. E a Milano, in via Manzoni 12, lo storico ristorante don Lisander l’ha preso in parola cucinando “La Provvidenza”. Torta “originale”, dichiarano. Inaspettatamente (provvidenzialmente), ha addolcito la penna di Vittorio Feltri, che sulla scatola della confezione la descrive: "Semplice e armoniosa, popolana e insieme nobile, fatta di farina e dei frutti dei giardini di Milano e Brianza: fichi, mele, nocciole e uvette. Lo scrittore ci volle aggiungere un suo tocco: una pioggia di gocce di cioccolata della quale andava matto. È la torta di Milano, la torta del Manzoni. Gustandola, a me viene da ripetere la frase più milanese di tutti: ’Là c’è la Provvidenza!’". La gridò Renzo fuggiasco, dopo aver dato i suoi ultimi soldi ai mendichi. Costa invece 40 euro “La Provvidenza”, per ora in vendita solo al don Lisander, a breve diffusa in città. Versione aggiornata della povera “carsenza”, dolce del riciclo tipico del Capodanno: con pane o panettone avanzato, più qualcosa di dolce, magari mettendoci un fagiolo portafortuna (per chi l’avrebbe trovato). "El prim de l’ann se cumenza a mangià la carsenza" avrebbe detto don Lisander il 2 gennaio 1837, in occasione delle seconde nozze con Teresa Borri Stampa. Documentatissime sono peraltro le “Ricette da Casa Manzoni ” (dalla Minestra di rane alle Uova di gallina in salsa di pomidoro), pubblicate dal Centro Nazionale Studi Manzoniani, trascrivendo fedelmente anche quelle di Giulia Beccaria (madre dello scrittore). Nel libro si ricorda anche la parsimonia di casa Manzoni nei confronti del cibo: non conoscendo i “tartuffi”, quando furono ricevuti in dono si bollirono in orrenda poltiglia. A.M.